venerdì 14 dicembre 2012

Scarpe



Care, gloriose scarpe.
Mi avete portato nel fuoco delle ferrovie, attraverso la neve seghettata,
tra le merde di cane e le merde umane,
accucciate ai piedi di letti silenziosi a guardare la prospettiva della polvere.
Avete scalciato la musica, la rabbia, le briciole delle colazioni;
stelle ebeti vi hanno lasciato passare,
fantasmi vi hanno gelato l’ultimo passo tra i prati della memoria.
Care, gloriose scarpe.
Chine sotto il peso del mio corpo vagante,
macchiate dalle ore che la città sputa dalla propria anima;
avete impresso impronte, abbattuto porte,
accarezzato un pallone.
Avete bestemmiato la strada in salita
e morso quella in discesa,
Ora moribonde, le vene strappate,
sformate, nobilitate dai sogni,
avevo giurato di buttarvi via
sdraiato in croce sul pavimento
guardando il soffitto
e quello che c’era oltre.

mercoledì 19 settembre 2012

Panchina



Ci sono quei pianoforti che trovi in qualche posto
e cazzo vorresti saperli suonare
certe nuvole morte che non diventeranno mai cane
e passano mediocri come i mal di testa
quelle donne infiocchettate e spedite alla vita
che per te hanno solo la circostanza
le annusi come uno sciamano da bar
col cucchiaino d’argento come bastone
ci sono ore che non hanno petto
con la grazia perduta di un appuntamento in fondo alla strada
anche i vecchi amori diventeranno vintage
tu guarderai le previsioni dei sogni
e le riviste gelide delle sale d’aspetto
ci sono persone da ringraziare
in fila sotto un portico d’acqua e fili di legno
ci sono le giostre che non ti hanno aspettato
le madri delle tue passioni a pulirti la bocca
i biglietti prenotati mille anni fa
per quel posto che non esiste e dove vorrei aspettarti
vestito di tutto punto con un pettirosso nel taschino
che beve la pioggia dalle mie smorfie
mi riconoscerai guardandoti allo specchio
e ci sono le stupide parole e le parole stupide
le stazioni per partire e per tornare
e quelle per mostrare il proprio cuore di cuoio
appeso di lato a portata di fuga
ci sono io in un chiosco di luce
a guardare il furore di gente che corre
che urla che muove le mani
a chiedere un caffè macchiato caldo
pensando che un pezzo di te
sarà il verso di una stupida poesia.

venerdì 14 settembre 2012

La voce



Quest’uomo è sempre al telefono.
Parla, parla, non mi sembra che ascolti.
Sovrasta il rumore della mia lattina di birra che si apre,
delle mie ali chiuse come una giacca appesa,
le orecchie mi fischiano e mi deludono;
quest’uomo forse dice la verità o forse no,
forse ribadisce un concetto,
forse la sua lingua è d’amianto
o solo una puntina da disegno.
Quest’uomo si è scaraventato giù da un ‘idea
parafrasando l’amore simmetrico degli esseri
e due lacrime di gesso hanno sporcato la strada,
nel momento in cui ricalcavo la mano
su foglio a quadretti,
che interrogavo lo specchio
sulla storia della mia anima;
ho messo le ali in una busta di plastica
e finito la birra con gli occhi chiusi.

martedì 28 agosto 2012

Vento



La tenda rossa è una lingua ruvida
dalla finestra spunta a sussurrare parole
sembra che il vento non sia mai stato qui
a danzare con la polvere
a cercare la luna sulla criniera della notte
fiato di  donna puntuale
che si guarda le gambe riflesse sulle vetrine
qui l’attesa è un tappo di birra
un calendario morto da un paio d’ anni
una mano che saluta dalla parte opposta del giorno prima
sembra che il vento
mi abbia scalfito sul viso un sorriso da stagione inoltrata
esperienza rappresa per permettersi una testa altrove
sembra davvero che qui abbia visto il suo tempo migliore
questo vento di brividi prematuri
di inspiegabile gioia che da un vino corposo
o solo lo spazio che le nostre braccia
contende alla furia del tempo.

venerdì 24 agosto 2012

Intimità




Il mio cuore scalpita
è felice di sentire il tuo candore

è un’ischemia, amore

la mia mano trema impazzita
nel toccarti la pelle e quel lucido bagliore

si tratta di Parkinson, amore

la mia vista si annebbia
vedendo i tuoi occhi e il loro chiarore

è la solita cataratta, amore

il mio respiro è bloccato affannato
sulle tue labbra umide di fremore

si chiama enfisema, amore

tesoro, parla più forte
non riesco a capire le tue parole

sei diventato sordo, amore

Ah finalmente ti ho presa mia ancella
a malapena ti vedo,pallida e  bella
con gli occhi grandi e la lunga treccia
peccato soltanto per il sangue che ora ti copre la faccia.

giovedì 23 agosto 2012

Segna...


Segna
ti pagherò bene
disdegna
il mio cuore di spillo
così difficile da tenere in mano
e utile per inchiodare i ricordi
consegna
la lingua a questa bocca adatta
al profumo del pane
dalla finestra rotta
rassegna
la corrispondenza biunivoca degli sguardi
sparpagliati come aghi di pino
su un tappeto di occhi
impegna
i passi striscianti fatti nelle mie vene
c’è una strada dov’è sempre l’alba
milioni di treni e nessuna stazione
assegna
un voto disonesto al sesso di mare
all’ultimo grido soffiato nella bottiglia
ci sarà vento e uno specchio da bestemmiare
impregna
la tua anima nel sole per farmi scaldare
nel silenzio accecante delle tasche  d’autunno
nella mia, piccola veste da ricamare.

martedì 26 giugno 2012

Sfumature di nero



Dona il tuo esercito di meraviglia
alla mia umida guancia sinistra
sono ragni maldestri i tuoi capelli
diventano appendice all’aria che mi graffia il respiro.
Certo è che mentre parlo
la voce non rende giustizia alla strada
che muove le mani e piega il cielo
come una tovaglia macchiata di nuvole esplose
nuvole nere di penna impazzita
diventa un minuscolo pezzo di tempo che sta dentro due dita.
Ho dormito tra due parentesi tonde
per non essere chiaro coi sogni,
ora accenno il sorriso della partenza
sopra quel collo esposto alle intemperie delle mie voglie
ma lo so ti lascerebbero intatta e fumosa
un solo colpo di tosse.

mercoledì 20 giugno 2012

Lettera

Amore mio
di questi tempi non ho neanche più una faccia,
un pezzo di pane da mettermi sugli occhi,
eccomi che arrivo in questo giorno denudato
che sbatte la testa sopra al vetro, e zanzare bastarde,
non mi lasciano mai solo per davvero.

A trent’anni si capisce, qualche anno ancora di massima serie,
poi potrò allenare le mani a piangere più forte,
vedere il riflesso dei panni stesi nel palazzo di fronte
ed avere sempre qualcosa da odiare; la libertà o il padrone di casa,
un paio di scarpe, la lista della spesa,

tesoro, trovami una scala di sole dove mettermi ad asciugare,
voglio fare sogni burrascosi, mischiami birra ed antinfluenzale,
voglio che tu muoia alla fermata della metro
mentre il diavolo mi vende l’anima e il suo di dietro
ma hai risposto vaffanculo ad una domanda che non ti ho mai fatto.

Ed ora sento il rumore delle ginocchia,
il davanzale dell’angoscia battuto dal vento, amore che gracchia,
un corvo ghiacciato sulla mia finestra, amore fatto di puntini e parentesi,
amore di qualcuno e non mio, per grazia e fortuna per ritardo di fiato,
tu che potresti essere un qualunque giro di gonna;

Giugno è da sempre un mese brevissimo e lento,
è celeste che brucia nelle pupille, ho persino cambiato
le tende, ho ripreso a fumare la mattina appena sveglio,
ma non ho niente da raccontare quando ti chiedono” cosa racconti’?”
socchiudo gli occhi per evitare che cadano in terra,


Amore, a volte ti penso, penso anche alla Falanghina
in offerta al supermercato, ai vestiti gialli, al semaforo
di Porta Maggiore, ti penso senza strati di pelle,
quando passeggio fischiettando e a vedermi sembro felice,
felice che scendo dalla mia croce;

e torno a casa e il gatto vuole mangiare, io vorrei vivere
a Parigi negli anni settanta, vincerà lui e la notte bianchiccia
che si spalma sulle antenne paraboliche,sulle forze che raccolgo
per farmi la barba, il coraggio d’affacciarmi alla vita con le vertigini in bocca
è un rumore di serranda, è la vacanza organizzata per tempo.

Amore, vorrei scopare con te, l’amore lo lascio a quelli che ricordano,
che mimano i sogni con le mani, ti scrivo parole di medusa
in un letto di filo spinato, di numeri telefonici, di grida dei vicini,
ti scrivo da Roma incatramata e scioperata, dove abito mura
come un ragno da battaglia che si gode le crepe di un sorriso.


( 2010 )

venerdì 8 giugno 2012

Colpi di martello

Colpi di martello dentro la testa
si appendono due nuovi occhi
magari da dentro dove il vento che arriva
frantuma i vetri e le porte
è un vento vecchio di anni
che sbuffa e sputa che arranca e si disperde
e mi alzo malamente
mare di piume puzza di sigarette
vedere scrivere scopare
mangiare leggere cercare
e la macchia di pennarello
è un’isola nella mano
come se mi vedessi
nell’itinerario di uno sbaglio
a trovarmi fuga nell’arrivo.


( Terra bruciata -2011 )

mercoledì 30 maggio 2012

Incrocio

Sono arrivato a quell’incrocio con quindici anni di ritardo.
Mi sono visto camminare a passo svelto, in mezzo ai gas delle auto, guardare il marciapiede strettissimo, una gengiva dell’asfalto.
Mi sono visto guardare oltre il guard rail, buttare gli occhi verso destra tra le piante del vivaio, un mondo verde, senza odore, troppo lontano il naso. L’ombra che mi seguiva era già claudicante, ma ho sempre pensato che in realtà fosse una zoppia dell’anima, e mi stava dietro barcollando un poco, con gli occhi vuoti e le ginocchia sbucciate. Ogni venti metri mi diceva di stare attento, ai pericoli imminenti, come la curva presa troppo stretta da un’auto galoppante, o da quelli passati che hanno solo rettilinei dove aspettarti.
Mi sono visto con le mani in tasca, ci passassi ora lo farei con una sigaretta in bocca, e con le scarpe impolverate da una terra rossa e secca, una sabbia tagliente come le gocce di certa pioggia che forse qui non è caduta mai. E diventava difficile camminare quando la strada cominciava a scendere, e non era scivolo, non era gioco, era reggersi al legno consumato della staccionata, e stare attenti alle schegge che si infilzano nelle dita, e sentire l’ombra respirare forte ed imprecare con un filo di voce.
Il semaforo rosso ha bloccato l’auto, i miei occhi di oggi nello specchietto retrovisore mi hanno implorato di guardare altrove, o di chiudersi, come una tenda scura di fronte ad un giorno non voluto. Ho detto loro va bene, guarderò il girasole dell’auto che mi precede o il tizio che tiene il tempo della musica che vibra nella sua auto battendo la mano sulla fiancata nera fiammante, o vi lascerò al buio delle palpebre, le vostre coperte di carne.
C’è sempre qualcosa che torna la domenica mattina.

mercoledì 18 aprile 2012

L'ultimo uomo

Non c’è nessuno. Non vedo nessuno.
Qualcuno quindi potrebbe esserci, forse fuori dal mio raggio d’azione.
Dal cerchio del mio compasso.
Sono troppo avanti o troppo indietro. Sono avanguardia e demodé.
Una porta chiusa, senza chiave, ma è come se ci fosse.
Ah! L’educazione dell’anima, sottovalutata, lei è così, ci tiene ai modi,
una vecchia bagascia cortese, con un di dietro navigato, ma pura di sguardo.
Non ho valzer da esibire.
Posso offrire un bicchiere di vino, una pentola sprofondata nelle cene cucinate,
un paio di risate con la mano davanti, un caffè niente male,
un miraggio nella ghiacciaia, pioggia d’annata,
cucce di cani col citofono rotto, una faccia di schiena.
Posso mostrare condomini affollati, dove il mio nome è un cenno del capo,
le donne che ho spiato mentre mi amavano, veleno e pezzi di pizza,
assuefazione. Cazzate.
I libri no, quelli mi hanno parlato chiaro,
parole lucenti, mattoni di carta,  il contorno della paura è ancora impresso,
dacci da mangiare ma non mangiarci.
D’accordo, affare fatto.
Ma quella musica mi confonde. Lo so, non si sente ma è la meraviglia del sangue che scorre.
Ho sempre avuto la follia a portata di mano. Le ho toccato spesso il viso,
ma la mie dita sono solo una polvere fina, una brezza d’uomo,
l’undicesimo dito per grattarsi il cuore;
aspetto qualcuno, che porti un abbraccio da sole rovente,
quando sono familiari i passi di chi è immobile e si fa finta di niente.

lunedì 16 aprile 2012

Finestra d'Aprile

Alcune mattine mi sveglio con dei graffi sul corpo
Saranno le unghie dei sogni spietati
Quelli non sognati del tutto
Tuffati nelle acque schiumose dei rumori notturni
Mi appresto a guardare città in controluce
Quelle arroccate tra le ciglia di gente di pietra
Quelle passate dalla bocca all’orecchio
Senza perdere una foglia dall’albero più vecchio
Allora mio caro sorriso rinfilati nella scatola
Ed impara la lingua del buio
Per farti capire senza febbre d’errore
Sarai utile come una finestra d’Aprile
Che apre le braccia ad una lingua di sole.


-Terra bruciata  ( 2011 ) -

martedì 10 aprile 2012

Il bicchiere di vino

Non corrisponde a memoria
il lampo che squarcia il respiro
il bicchiere di vino
è solo uno scoglio nero
che non conosce onde infrante
e segatura di luna cadere nel suo cuore aperto
ci son passate parole perfette
o soltanto schiamazzi distratti
io mio bagno le tempie
con due gocce di te
perché la febbre ammazza la febbre
e mi lascia disteso su uno spicchio di notte
abulico a chiamar per nome le mosche.

venerdì 6 aprile 2012

Spago

Cammino su questo pezzo di spago, no, sono fermo,
sono paziente , mi lecco la coda di volpe, trattengo lo starnuto e il pianto spremuto,
si dice in giro e sempre con voce bassa, che la gente spaventa
per questo gli hanno attaccato un ombra da ingiuriare,
un secondo corpo da spiare,
e da qui li vedo bene questi corpi, rifugiati in cantilene asfissianti,
col bavero delle vocali alzato, difendere,
con parsimonia concedere dolcezza, un bene frequente e invisibile
che mangerei senza pane a bocca spalancata;
un piede da impregnare nell’aria, un solletico alla memoria,
ma una piccola distanza è infranta, senza rumore,
giro su me stesso come una trottola alticcia, per ogni sbandata un nome,
il fosforo in attesa alla stazione delle idee, tutto è uno spiraglio,
sulla schiena di una curva lasciarci un ‘impronta di sorriso,
che parlerà per te, meglio di te.

lunedì 2 aprile 2012

Auto da fè

L’auto da fè delle mie voglie
È la ragione dentro al torto
Non parlatemi mentre mi cerco
E il sostantivo adatto a queste ore
Si secca sotto al sole
Che è polvere sgualcita
Ottusamente ripiegata

C’è la piazza in maniche di camicia
Tumefatta dal mio guardare a salve
Singhiozzi di rose tra le tue gambe
Per capelli una poesia ripiegata in quattro

Sono il mio tempo
Raccolto come acqua nelle mani
Sono la valigia pronta
Che mi aspetta in un caffè
Andando e ricamando il passato col futuro
Sul tessuto cangiante dell’anima
che trema nella bocca
Non cercatemi mentre mi parlo
Potrei non capire e ritrovarmi.

lunedì 12 marzo 2012

Fame

Nel mio delitto perfetto
Sono l’assassino e il morto
Nel mio cielo di legno
Inchiodo la gioia
E la non curanza del tempo
Schegge di sale
Per il conversare insipido
E letale dei quotidiani spettri
Che si incastrano nel mare
Dei difetti e dei diletti
Come il cibo in mezzo ai denti
Ma questo è un digiuno mascherato
Un pensiero striminzito
Celato dentro al cofano del sogno
Una rabbia da santità rimandata
Nonostante gli alberi fioriti
Sopra le auto parcheggiate
Nel mare croccante degli aperitivi
Ci siamo aspettati con gli occhi chiusi
Confidando troppo nel nostro olfatto
Da bestia alla deriva
Da uomini nella stiva di chissà quale viaggio
E ritrovo le mani
Proprio dove le avevo lasciate
Nel cassetto delle scuse
Tra i cacciaviti e l’ombra delle lettere mai spedite.

venerdì 9 marzo 2012

Silenzi

Anche l’anima ha le ginocchia.
A volte le sbucciature delle cadute sanguinano
Nel breve volo a rasentare la terra
Senza colpirla nelle vene
Come quando ci guardiamo le mani
A cercare la forma del non toccato
Si gioca con tutto
col punto di vista
Che è una nuvola in mezzo alle dita
Potrei non affogare dentro di te
Tocco con la punta dei piedi
Berrei tutta la pioggia pesante
Quella che bagna i tuoi panni stesi
Per contrappasso assaggerei la tua lingua
Ferita dalle frecce dell’alfabeto
Le parole vegliano come gatti
Accucciati sopra un inferno di cartone.


- Terra bruciata  2011-

martedì 6 marzo 2012

Prima o poi il caldo ti sveglia

Prima o poi il caldo ti sveglia, la bocca imbavagliata,
il gioco degli occhi.
Dentro una vecchia storia mi dicevi : prendimi la mano.
Errore.
Orrore del dopo e del dopo ancora.
Ho continuato a fumare, a fare la prospettiva delle mie parole,
ad amoreggiare; ho letto quel libro, ho visto quel film
e ragnatele, allergie, allegrie, come và? Cosa racconti?
Bene, grazie. Bugia. Bugia. L'utopia di scremare le intenzioni
per ritrovarsi nudi in mezzo al freddo.
Non farti vedere così, così vulnerabile durante la caccia.

Ma quando il caldo ti sveglia fuori non è un'altra stagione,
senti le voci di chi di manda i saluti; sorrisi a regola d'arte,
il primo gelato della primavera ti ha sporcato le scarpe,
quelle stesse scarpe che hanno scalciato le medaglie al valore,
le etichette che ti hanno attaccato, un biglietto con su scritto: è una persona cazzuta.
E il sole che ci attraversa l'anima ci regala ancora fiato
e le ore per starci a pensare a questo giallo nel petto,
fino a quando il profilo dei palazzi si fa scuro, e magari l'amore è proprio questo:
una passeggiata al buio dove ognuno si immagina cosa vedere.



- Frantumazione- 2008

martedì 28 febbraio 2012

La gabbia

  E' come saltar fuori dalla gabbia
  e stracciare in volo l'instabilità del momento,
  il sorriso dell'angoscia e la sua scala di valori
  la barba di tre giorni è l'unico segnale
  qualcosa in me ancora vive;
  si muove come un felino senza coda
  approssimandosi controvoglia, controvento,
  al prossimo pensiero che esplode nella testa.
  Bisogna starsene da soli,guardare il fuoco da lontano,
  per poi dimenticare lentamente
  i sorrisi presi in prestito e mai restituiti,
  il fiato che mi manca presto tornerà
  ed appannerà il vetro freddo,
  non guardarmi,
  tra le sbarre a volte entra anche il sole
  e non fa’ stupide domande,
  mi chiede soltanto quanto manca alla notte,
  per strisciare via
  mentre tu ancora non sai
  che ti sto regalando un biglietto per il niente
  che da sempre è tutto quel che ho.

( La strada è un mostro e divora tutto  -2005 )

venerdì 24 febbraio 2012

L'ora

Mi sono detto “ è l’ora”,
come uno scherzo di pessimo gusto
perché ci sono birre, ci sono muri negligenti,
ci sono giorni in cui il sole non passa
ed anche se ci fosse
sarebbe un uomo che attraversa la strada,
ed io starei a guardarlo pensando
che è l’ora di dividersi in parti uguali
per sorreggere l’aspettare, per fare la forza,
ma per cucire gli strappi ci vuole mano ferma
e occhio e pazienza, ci vuole agonia
e una musica di sottofondo che ti disegni sul viso una bocca;
ed insieme alla carne, a filamenti di parole,
alle chiavi scagliate sulla porta,
si muove la fredda lama dell’alba e gli occhi tagliati
c’è un punto dove mi sbuccio un ginocchio
cadendo dal sonno, dalla sella dei nervi,
disarcionato in una lunga conservazione
dentro una stanza che lentamente si riempie d’acqua
e ti tieni stretto le tue branchie, le tue sigarette di scorta;
io non so più il sapore dell’inchiostro,
rubo la fame persa nel rumore di frigorifero,
spremendo la fatica assumendo espressioni
di un pensare sgargiante e regolato al minimo,
è l’ora di dire parole di un colore netto
di mandare al diavolo perché lo conosci bene
di mettere il cuore nel portafogli
come una bustina di Oki ,da usare se serve.


( Terra Bruciata - 2011 )

martedì 21 febbraio 2012

Di fianco alla notte

Non vi capirò mai
uomini donne e pezzi di sogni
tutte queste parole imbardate
questo volare sbattendo le dita
mostrare il vuoto in mezzo al nulla
come fosse la collezione più bella
non capirò mai il senno di poi
i cuori indisposti dentro braccia di cristallo
di fianco alla notte
come un bastone per camminare.

lunedì 13 febbraio 2012

L'equilibrio della fragola

I

Spuntano tuoni dalle tasche di uomini e donne lampi di lacrimosità dialettiche
quando piegano il capo o alzano lo sguardo privo di voglie
a cercare inesistenti barche di carta nel mare oleoso e contratto nei gesti
e la meraviglia di strade ciondolanti come panni stesi al sole imperturbabile
la nuvola di fumo che mi precede che mi cammina davanti come un'amica triste
mi fa sembrare senza occhi.

II

Eravamo sguardi dispari e tremare costante di vertebre
in attesa dello slancio con la lingua in comune in un volo plasmato dai tanti respiri
però il sole era pur sempre il sole e i piedi avevano difficoltà a scaldarsi
poche parole rimaste come gli ultimi numeri di una tombola
è stato esaltante ogni cambiamento d'umore ogni tentativo di morte e rinascita
ad ogni vibrazione cardiaca c'era un qualche pezzo che si perdeva.

III

L'amore comincia dal principio senza mai scomporsi
è l'equilibrio della fragola e siamo in FebbraioStazione a fare la fila
c'è tempo da nascondere e tempo da infilare nelle pagine di un libro appena regalato
c'è tempo per provare teatralmente a fare pena o per fare gli eroi dimezzati dagli eccessi
avere un cristo da pregare di nascosto una testa da radersi
e la speranza stanca dorme con i tappi alle orecchie.

IV

Firenze sapeva di brace e di costernazione e di legno per tarli indigesti
sapeva cose che io neanche immaginavo e perdevo punti e confronti
si concedeva un'ora d'aria tra i Barbari gonfi di cibo e i Romani impazienti
tra gli eserciti da marciapiede e le bandierine di plastica
si poteva vederla passare diffamata dai suoi starnuti con le zanzare per mano
mentre una musica presa in prestito da altri sogni stordiva la nostra volontà.

V

Non crederò più alle tue parole neanche alle pause tra l'una e l'altra
quando un uomo e una donna si abbracciano forte i polmoni si fondono
sembra quasi che l'istante si fermi ma così non è in nessun perdono
un corpo solo una sola anima una sola passione impazzita
una stanza una piazza uno schiaffo di vento giudice invisibile
sono le innumerevoli ossa di quel tempo che non si riesce a trovare.

VI

I petali dei giornali dentro al nostro costante e pesante sonno
camminiamo sibilando da soli parole che sono l'inizio di mille storie da serpente avvinghiato
e la strada è una vecchia donna con al dito la fede nuziale
è un bambino che cerca sorprese nei suoi occhi riflessi su uno specchio di sogni
io sono un uomo in mezzo ad altri uomini
in mezzo a tutto e lontano da tutto. 



( 2008 )

mercoledì 25 gennaio 2012

La resurrezione del mio umore


La gente parla
con gli occhi spenti
riconosco le vocali sibilate
di storie spiate attraverso una mezza bugia
la pioggia in faccia
è la gogna di un mese già finito
col suo bagaglio trasandato sotto al braccio
ci sono mulinelli di sogni che ci risucchiano
verso un ipotetico tempo
sempre in tempo
ad accarezzare cani incontrati per strada
o a migliorare il nostro accento
per ingannare il giusto momento per restare
e per partire
e far cadere tra le mani un sorriso
stupido come un inchino al temporale
la resurrezione del mio umore
è una carezza inodore
un fazzoletto di pelle
che asciuga la strada e i suoi fantocci
un pallone tirato su un muro
ragione di essere un rimbalzo
di ragionata instabilità
non sai la fatica
di avere un cuore di legno
in un mondo di tarli
il fuoco bevuto non fa che scaldarmi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Errori

I comunemente detti errori
dormono sempre meno di te
li trovi svegli a ciondolare sulla sedia
come calzini stesi al vento
sono figure mitologiche
metà risata metà rimpianto
che hanno unghie di carta
per tenere il segno
dovesse mai affondare il legno
sono le scarpe strette che non puoi sfilare
anche sulla sabbia
nelle paludi di presunti amori
sulla strada trafficata dei sospiri
quando s’inciampa fuori dalla gabbia
c’è aria da ingoiare
come vino guadagnato in battaglia
allora se ne parla
tra vanità e confusione
sigarette infinite che tengono accesa la luce.

lunedì 16 gennaio 2012

In fondo



In fondo domani
Avremo un chiodo nelle mani
Reggeremo meglio il vino
Anche quello finito sul cuscino
E nell’aria il sapore degli scontri
Come l’unghia spezzata dell’estate
In fondo spero di vincere il cemento
E m’accontento di pascolare su di te
Che fai una vita tutto sommato precisa
Come fiato che si arrende alla salita
Un giorno verremo accettati da tutti
E disseminati da qualcuno
In fondo siamo cani da riporto
Che maledicono la vita nascosta dentro i rovi
I nostri sogni messi per iscritto
Tra sbadigli e polvere d’inchiostro
Tu che guardi me
e la mia quadratura del cerchio alla testa
Io che vedo nuvole ruvide
Un cappello per questo sole sorriso di scimmia.

martedì 10 gennaio 2012

Rendez vous

Sedotti abbandonati
scorticati e ricuciti
da speranze belle solo di profilo
perché la prospettiva confonde
cancellature sugli occhi
il cielo in una bustina di zucchero
domani mattina mi sveglio
fischiando celebri motivi
squadro la pancia dell’onda
m’ingoia parole salate
libertà per cause naturali
rendez vous appiccicosi
mi stimolano una pisciata
lunghissima e delirante
santi gli specchi sporchi
regalano impressioni
altre centinaia d’occasioni per riderci dentro
e la luna si trucca sul tavolo della cucina
tra piatti sporchi e depliant di palestre
circondato da pidocchi a due zampe
che camminano dritti e ridono forte
quelli che vincono non giocando
che macchiano il caffè con un sorriso
afasia di anime lente
amori fittizi del pressappoco
di qualcosa si muore
fosse anche una virgola che copre l’errore
lo starnuto che stordisce un neurone
passi raggianti sulla schiena d’asfalto
il mio cuore buffone
è una pernacchia al tempo di carta
che sventola il suo scricchiolio
una sigaretta sotto la pioggia
che intravede il suo destino nel nero della pozzanghera.