Amore mio
di questi tempi non ho neanche più una faccia,
un pezzo di pane da mettermi sugli occhi,
eccomi che arrivo in questo giorno denudato
che sbatte la testa sopra al vetro, e zanzare bastarde,
non mi lasciano mai solo per davvero.
A trent’anni si capisce, qualche anno ancora di massima serie,
poi potrò allenare le mani a piangere più forte,
vedere il riflesso dei panni stesi nel palazzo di fronte
ed avere sempre qualcosa da odiare; la libertà o il padrone di casa,
un paio di scarpe, la lista della spesa,
tesoro, trovami una scala di sole dove mettermi ad asciugare,
voglio fare sogni burrascosi, mischiami birra ed antinfluenzale,
voglio che tu muoia alla fermata della metro
mentre il diavolo mi vende l’anima e il suo di dietro
ma hai risposto vaffanculo ad una domanda che non ti ho mai fatto.
Ed ora sento il rumore delle ginocchia,
il davanzale dell’angoscia battuto dal vento, amore che gracchia,
un corvo ghiacciato sulla mia finestra, amore fatto di puntini e parentesi,
amore di qualcuno e non mio, per grazia e fortuna per ritardo di fiato,
tu che potresti essere un qualunque giro di gonna;
Giugno è da sempre un mese brevissimo e lento,
è celeste che brucia nelle pupille, ho persino cambiato
le tende, ho ripreso a fumare la mattina appena sveglio,
ma non ho niente da raccontare quando ti chiedono” cosa racconti’?”
socchiudo gli occhi per evitare che cadano in terra,
Amore, a volte ti penso, penso anche alla Falanghina
in offerta al supermercato, ai vestiti gialli, al semaforo
di Porta Maggiore, ti penso senza strati di pelle,
quando passeggio fischiettando e a vedermi sembro felice,
felice che scendo dalla mia croce;
e torno a casa e il gatto vuole mangiare, io vorrei vivere
a Parigi negli anni settanta, vincerà lui e la notte bianchiccia
che si spalma sulle antenne paraboliche,sulle forze che raccolgo
per farmi la barba, il coraggio d’affacciarmi alla vita con le vertigini in bocca
è un rumore di serranda, è la vacanza organizzata per tempo.
Amore, vorrei scopare con te, l’amore lo lascio a quelli che ricordano,
che mimano i sogni con le mani, ti scrivo parole di medusa
in un letto di filo spinato, di numeri telefonici, di grida dei vicini,
ti scrivo da Roma incatramata e scioperata, dove abito mura
come un ragno da battaglia che si gode le crepe di un sorriso.
( 2010 )