martedì 30 luglio 2013

Una formica con gli occhi verdi


Giramenti di testa
di pelle
le palle in fiamme
si tratta del fumo del coraggio
che è sparso sul soffitto
ma che ti devo dire?
le risate da circo
le risate da stanza
quelle legate a un palo
col veleno dentro
che aspetta
mi danno prurito
le cose belle
mi fanno incazzare
le mani perfette
che toccano
cose perfette
preferisco
le malformazioni dell’aria
niente di netto
niente di provato
ma su questo specchio
vedo la mia faccia migliore
mi ficco l’indice della mano destra
in un orecchio
per non sentire
la tizia che fa un pompino al telefono
affacciata al balcone
lo stesso dito
che uso per premere la lettera A
quello che ha accarezzato
una formica con gli occhi verdi
che correva sul davanzale
ma che devo fare?
Cambiare la lampadina nel frigo
assicurarmi
che le scarpe siano allacciate
mangiare sano
bere sano
pensare sano
e ritrovarmi in pezzi
fin sotto al comodino
Dio
che culo far parte del mondo
e sentirsi come tonsille da asportare
per evitare malanni
fastidi
e complicazioni
ma la tosse rimane.

giovedì 25 luglio 2013

La carta e la penna


Prendere la carta e la penna
una lamina di tempo
per squarciare le vene delle desolazioni
e delle apnee
sento la gola andare via
i suoi passi verso silenzi
gonfi come le labbra di certe donne
che cavalcano un punto interrogativo
mi lecco il cervello
prima che si sciolga
certi pensieri
sono finiti per terra
ma chi se ne frega
passerà il vento su una carriola
e porterà via tutto
via l’ingorgo negli occhi
la segatura della felicità
i tappi di birra
la noia
la stupida prospettiva
delle cose perse
sento l’uomo che sale ansimando
sempre alla stessa ora
il fiato grosso
morirà sulle scale
senza fiato
sento il buco allo stomaco
ma non è fame
è solo la nicchia per la paura
e la carta e la penna
danzano al limite dell’amplesso
roba da stronzi
sono le armi per distruggere
quest’esercito
che ha già perso la guerra
e fa la voce grossa
con la mia resistenza
aspetto
e osservo
la meridiana
che segna un tempo
che ho già scordato.

venerdì 19 luglio 2013

Rumore di fondo


Le facce intorno
nere di scoglio
io
come un bambino idiota
e un retino nella mano
cerco di cavarne fuori
un sorriso vivo
pulsante
una poltiglia d’anima
un premio di consolazione
una bottiglia da baciare
ma cazzo
la gente
mi fa sanguinare i denti dei pensieri
mordo l’aria delle loro parole
sempre le stesse
e mi sento come un fiore sdraiato sull’asfalto
e affogato nella pioggia
tra la schiuma di vocali e consonanti
ma li vedete
i coriandoli sul mare
come isole bugiarde
le lune in mutande
i cellulari impazziti
come animali al macello
i fantasmi
a sonnecchiare
su sedie mezze sfondate
no
non vedete niente
il vostro parlare
spiegare
convincere
è un sciame di api di piombo
un fastidioso rumore di fondo
mi ritrovo
ad osservare
la punteggiatura delle espressioni
scintillanti punti di saldatura
l’unione tra la frivolezza e la paura
sottolineare gli sguardi
con la punta affilata
della controvoglia
ma non riesco
a chiudere le parentesi di certi oblii
quelli che hanno una coda di piume d’inferno
ancorata alla polvere
che non mi fa respirare
e voi
continuate a parlare
convincere
e spiegare.

mercoledì 17 luglio 2013

Fogli di ferro



Perché sono un bugiardo
e dico solo la verità
mostro i miei organi interni all’esterno
ma è un verso all’inverso
un miagolare di stelle
ho paura del buio
soltanto con la testa al sole
e del sole non so che farmene
se le mie mani
tremano nelle tasche
conservo fogli di ferro
ghiacciati e splendenti
dove posso specchiarmi
e riconoscermi nonostante la ruggine
quello che so fare
è scrollarmi la pioggia dalla schiena
e ridere della mia vocazione all’incanto
posso aspettare ancora
confondermi e fantasticare
sulle macchie dei visi dimenticati
sui liquori e sul fiato
sul fato
all’angolo della strada
dove la follia
porta a pisciare la normalità
ed è un concerto per bocche assenti
ho speso gli amori
risparmiato sul cibo da dare al cuore
e sempre con un compasso negli occhi
a tracciare il cerchio della distanza
mi affaccio dalla mano che mi sfiora il viso
e non posso negare di non sentire
una vertigine alla pelle
leggera come una penna tra le dita
che scarabocchia tutte le parole
che non so dire.