mercoledì 30 dicembre 2015

Tra lo zucchero e il futuro


La tua faccia zoppica
forse Indossa diversi numeri di scarpe
l’ho vista scivolare
nella voragine di un fazzoletto
di un inverno passato
si è sfilata il sorriso e lo ha capovolto
come se ci fosse qualcosa dentro
e in effetti
la sabbia di risate a pioggia cadeva
sulle palpebre
dei tombini intasati
la tua faccia ora immobile
si regge con forza
al filo di lana che ciondola
in fondo ad un maglione
e continua a cadere
rimbalza goffamente
come un Super Tele quasi ovale
lanciato dal balcone
dove hanno piantato
luci intermittenti
e briciole di pranzi veloci
la tua faccia sconosciuta
a quelle mani chiuse in maschera
si sbraccia cercando di fermare
l’odore  dei segni di matita
sotto gli occhi degli appunti
di toccare gli anni incastrati negli specchi
e intanto annaspa
nel mulinello di un caffè
perdendo pezzi
che si depositano nel fondo scuro
tra lo zucchero e il futuro.

mercoledì 23 dicembre 2015

E' morta la fretta


Il sangue dell’attesa
sporca la strada
e i tacchi del marciapiede
macchia
la colla dei lampioni
e le case e le buste della spesa
e’ morta la fretta
uccisa probabilmente
dalla lancetta dei minuti
un colpo deciso
tra la frenesia e lo sbadiglio
hanno giurato di aver visto
il tempo perso scappare
su un grosso calendario
pieno di santi
confuso nella parata dei giorni
che si assomigliano tutti
hanno trovato un pezzo di specchio
e un mozzicone di nebbia
che puzzava ancora di fuga
l’impronta sgranata
di una risata sguaiata
hanno raccolto sospetti
e testimonianze
e brividi dietro la schiena
la fretta intanto era morta
tra le voci arroccate nei mal di gola
e il tempo guadagnato
a cercare una scusa
uno strisciare di scarpe
e di biciclette controvento
tutti si sono fermati un momento
tutti si sono presi per mano
e tutti si sono portati via.

lunedì 21 dicembre 2015

Tu non farci caso



Se mi dovessi svegliare
stanotte 
con le mani nascoste nel petto
e il cuore che piscia nel bagno
con la luce spenta
e la porta socchiusa
e se dovessi sentire
lo starnuto di vino
del pinocchio di legno
che ho comprato dal vecchio
davanti al supermercato
solo perché mi faceva pena
e se non riuscissi per caso
a salvare la vita
ai fiori che ti ho regalato
tu non farci caso
baciami l'occhio pulsante
come fosse un calabrone
da calmare
fammi respirare
nella camera d'aria delle tue dita
e sorridimi
mentre preparo da mangiare.

giovedì 17 dicembre 2015

Topo

Nella sciarpa che portavo sul viso
c'è rimasto incastrato un grido
lo vedo muoversi ancora
come un topo
nella pancia di un serpente di lana
si è liberato appena ha potuto
fingendosi fiato
o boccata di fumo
guarda sconvolto
la sua tana che trema
la mia gola lontana
e le parole cadono dai chiodi sui muri
la polvere dei colpi di tosse
raccolti nel palmo di una mano
la porta che si chiude in sbadiglio
l' urlo diventa ronzio
in circolo sulle vetrate
senza più forza si addormenta
tra musica devastata
e il vociare sottile di gente che scende le scale.

martedì 1 dicembre 2015

Pensavo

Pensavo a mio padre
e a quel quadrato di marmo
dove l' hanno incastrato.
Potrebbe essere un cavallo bianco
che mangia un alfiere
o un pedone
comunque un morto minore
con tutto il rispetto
che è una frase che si usa sovente
e che ha l' effetto solvente
di cancellare le tracce
di qualsiasi cattiveria morale.
Pensavo al freddo
che si ripete dentro le spalle
basta imparare i tremori a memoria
pensavo a che fine fa l 'incenso
che non riesco a sentire
il mio naso lontano dal muro
il mio naso troppo impegnato
a scrostarsi il tabacco dagli occhi.
Pensavo ai tuoi capelli
che ho raccolto per terra
ed erano belli
come se fossi piantato
sulla tua testa
e li avessi lanciati giù
neri chicchi di grano
e pensavo alla bottiglia di vino
nelle tasche scure
del primo giorno di dicembre
una moneta
un colpo secco
nel buio del rosmarino morto di stenti.
Pensavo a quanto sia facile
immaginare
che di là degli alberi magri
ci sia un mare così calmo
e grasso di noia
che persino una farfalla ci potrebbe nuotare.

venerdì 27 novembre 2015

L' odore di pioggia

Il daltonico odore di pioggia
immobile 
sul verde ipnotico del semaforo
li dove avanza la schiuma dei passi
verso le case
violento stringe le cinque del pomeriggio
così piccole e inutili
e confonde la ferita là in fondo
tra due nuvole scure
dove gocciola sangue autunnale
e foglie impazzite
pensa sia un occhio
quello squarcio profondo
e le palpebre
due pezzi di vento
la tosse di un tuono
o una schiena da consumare
vorrebbe labbra decise
da nascondere nella mano
confondersi tra le smorfie
di gente rapace
che scaccia i suoi baci
a colpi d'ombrello.