martedì 15 marzo 2016

Fossile

In quel barattolo 
conservi ancora 
le mie mani elementari 
quelle senza riparo
di altra carne
ferite da lame di matita
distanti dalla nicotina
e dal veleno degli addii
prive del peso ininfluente
dei cadaveri delle farfalle
quelle che piegavano la schiena
nel fosso dei bottoni
cambiavano colore
seguivano il contorno
della pelle da parati
si issavano
sul tuo bordo da piscina
perché in certi punti
dentro gli occhi
non si riusciva a toccare
quelle mani
sotto la formalina delle lacrime
hanno sfiorato
le tue rughe a venire
credendole sorrisi
ma tu ancora conservi
quel modello base di carezza
come fosse un fossile
giurassico.

lunedì 14 marzo 2016

Tornando a casa

Il cordone ombelicale 
è ora ramo di albero
secco e svuotato
utile per calmare le gambe
per guadagnare centimetri al cielo
un vecchio sorriso spiaggiato
il mio forse
morso dal sale
divenuto crosta e ferita
i globuli di sabbia
che mi raschiano dentro
parlano sottovoce
come chi aspetta e ti guarda arrivare
non potrò mai annegare
in questo mare quadrato
nonostante mi spalanchi le braccia
malgrado il peso rotondo degli occhi
sassi lanciati lontano
tra i riccioli della schiuma.

domenica 28 febbraio 2016

Il ritorno



Roma dietro gli alberi
si era fatta trovare
perché stanca di correre 
di dover inseguire
aveva alzato la mano e tirato giù il cielo
per bisogno di sguardi
o in segno di resa
le foglie croccanti
nel piatto di strade momentaneamente pulite
non mettevano voglie
ma la fame e la sete
non guardano in faccia alle attese
e sorprese mischiate a parole
prepotenti " sto bene"
manciate di tappi di sughero
per costruire una strada morbida verso la notte
le fontanelle rotte
immobili sentinelle
sembravano bambini offesi
che lo guardavano passare
di ritorno dal viaggio
lento come un elastico sfatto
veniva dall' impresa di essere rimasto intatto
dopo l' esplosione degli affetti
dopo aver scoperto l' America
e coperta con un telo da spiaggia
dopo averla baciata nel sonno
e resa vedova di un ricordo
e la vita cominciò a prendere
la piega del mare
che rosicchia le orme dei giorni
fino a scoppiare
non dover salutare nessuno
va bene
camminare
tra il futuro che cresce spontaneo
e il sorriso che esce di bocca
con un pesce rosso al guinzaglio
e una busta piena di mazzi di chiavi
sembrava folle
sembrava quasi felice.

mercoledì 24 febbraio 2016

Ritardo


Aspettami
all 'angolo della fronte
tra l'ostinazione del sole
che si spacca la schiena
per permetterci un sorriso
fuori stagione
e il negozio di sogni
in liquidazione
potresti fare dei buoni affari
nell'attesa bere un caffè
in quel bar che assomiglia
alle mie mani quando
ti toccano
perdona il ritardo
non certo è da me
la verità è che
ho perso del tempo a cercarmi allo specchio
ma pensa che ho trovato una piccola ruga
che ieri non c 'era
e che ora ti vorrei regalare
sarebbe perfetta dentro il tuo sguardo
pensavo si troverebbe a suo agio tra le tue labbra
un po' come un ciondolo sul petto
che danza su ogni scalino
di un abbraccio.

martedì 23 febbraio 2016

Dettagli



Se si sente da solo
il tavolo vuoto
o l’orlo finito
senza più spilli
e il fracasso sbiadito
sulle tende del bar
se la gabbia spaccata
sente l’assenza del pappagallo volato
verso lo squarcio azzurro del muro

metti caso
il cartello stradale
quando non resta nessuno
da indirizzare
e la pubblicità sopra al vetro
ignara del tempo passato
non posso sapere
se soffre di solitudine
la buccia lucida di un pistacchio
o l’impronta di un dito sopra lo specchio
il segnalibro senza una storia
le corde di chitarra molli nella custodia
chissà le cose dimenticate
i pezzi di carta lasciati nei pantaloni
le tue mani sotto al cuscino
quando chiudo la porta
o lo sterno scoperto
senza il peso della coperta

certo
esistono cose aggrappate dentro i miei occhi
che rimangono al buio
quando inizio a sognare
le mie pupille distanti tra loro
almeno un binario di pelle
e incoscienti del proprio colore.

domenica 21 febbraio 2016

Il sistema nervoso del tramonto


La città di carta velina
riflette sulla propria sterilità
ha ginocchia bloccate
e i gomiti ad angolo retto
infilzati sul tavolo degli sguardi
qualcuno le ballera' sulla fronte
altri aspetteranno in un angolo e parleranno d'amore
seduti su sedie di plastica
ma decisa
afferra con forza
e ingoia l'avanzo
il liquido rosso
del giorno rimasto
poi la furia
che spacca il bicchiere del cielo
contro il muro di voci
dove le antenne appese
gridano come pesci essiccati
e da qui
mi perdo a contare i rami in fiamme
che si dipanano
simili ad un complesso sistema nervoso
il tramonto si spegne nel posacenere colmo
e gli impulsi che giungono flebili
agli occhi
impegnati con lentezza a sgranarsi in grani di polvere.

giovedì 18 febbraio 2016

La svista del lampione

Chissà come si è procurato 
quel livido scuro a forma di goccia
forse una lacrima d'insetto 
o la testata di un' attesa feroce

ha inciso sul petto
un nome di donna
l'ultimo sguardo di un amico smarrito 
e stretta sul collo una sciarpa di carta
cucita di stanze in affitto 

se ne sta lì a tastarsi il sorriso 
una giraffa di ferro 
che mastica foglie di vento 
e aspetta che il leone del tempo
sbrani la sua inutile notte

ma intanto sputa una minuscola luce
con la stessa espressione rappresa
di una bocca di uomo che mastica 
una mandorla amara

quella luce che arriva 
nelle tasche nascoste 
delle giacche pesanti 
dove mani ubriache 
dormono un sonno privo di sogni 
graffia i tendini molli
di strade senza numeri civici 

osserva a capo piegato 
capelli cappelli calvizie 
boccate di fumo 
e pisciate di cane
discorsi confusi 
promesse e catene di bici
piume di uccelli 
risate e parcheggiatori abusivi 

ma ora vorrebbe alzare lo testa 
e vedere un momento 
quello che tutti ai suoi piedi 
stanno a guardare 
due nuvole color ruggine 
spezzate dalla mano del temporale.

martedì 16 febbraio 2016

La riesumazione di un ricordo


Nella mia mente locale
arredata in modo elementare
impolverata e accatastata a magazzino
ma usata impropriamente
ad uso abitativo
c’è stato un guasto elettrico
di nefaste proporzioni
tra scintille e puzza di bruciato
la risposta alla domanda
è diventata cenere sul capo
forse il temporale
un calo di tensione
la messa a terra del cervello
o il filo scoperto di un’idea
io questo non lo so
è vero certo
l’impianto non è a norma
ed morto il salvavita
ma era in corso
la riesumazione di un ricordo
che adesso al buio
non ricordo
se riuscissi almeno ad accendere
una luce nella gola
una candela sulla lingua
potrei arrivare al quadro generale
e cercare un nuovo tentativo
e non guardare fisso
il vuoto di memoria
senza sapere cosa dire.


domenica 7 febbraio 2016

Il pesce



Amo.
Ricurvo 
spillo su pelle di stoffa
e la mia guancia
palmo di acqua
dove galleggia
la mollica del pane
resto a guardare
il piombo delle tue scure pupille
che sotto il livello del sangue sembrano
meduse infilazate dal sole
amo
lo vedi?
Ti ho morso
e non mi dimeno
mi arrendo al respiro
vinto in battaglia
lascio le squame
dentro alle scarpe
e cammino scalzo
sulla lenza delle tue gambe
e sulle labbra
un buco
come l'orma di un bacio.

giovedì 4 febbraio 2016

Spalle

Sono le tue spalle 
a leccarmi la mano
sorriso di cane
strappato al guinzaglio
spalle uguali
alla corrente che salta
in quell' attimo di fiato bloccato
e caviglie bagnate
dal nero acquoso del buio
mi guardo le tasche
anche quelle degli occhi
e trovo un fiammifero
e il dito candela
che perde la cera
e pareggia l' apnea
sul ronzare del frigo
sono le tue spalle
la ringhiera appuntita
dove stendo lo sguardo per vedere se piove
e se piove è lo stesso
l 'ombrello
la scapola
portico da camminare
una vertigine in punta di piede
dentro la ruga
della mia fronte.

giovedì 14 gennaio 2016

Il brindisi dell'insetto



Come gli occhi
che spurgano 
lenti
allungati
da liquida meridiana
un pezzo di tempo
non segnato
cade nel cuore aperto di un bicchiere
e sul versante destro
del vetro
si arrampica un insetto
un punto e una virgola
con ali ed occhiali
si ferma
tra l'impronta umida
e una radice
di finto cristallo
una mano calda
la sua terra che trema
punta la cima
baciata dal vento
di labbra scheggiate
lo vedo guardare dall'alto
lo specchio giù in basso
dove galleggiano
pensieri zavorra
come molliche
su una tovaglia
e poi
il gesto che scaccia
il volo fratello
dell'ultimo sorso ingoiato.

martedì 12 gennaio 2016

Sultanahmet


La piazza ora
è un ragno schiacciato 
eppure 
quando si arrampicava sulle nostre facce
ci faceva sorridere
come può fare il baffo di un gatto
che sfiora le dita
neanche il sole ci dava prurito
con i suoi spilli appuntiti
a tener ferma la stoffa scura degli alberi
lì abbiamo perso quattro passi
e una vite del cuore
abbiamo sfamato un cane
raccolto la pioggia dentro le occhiaie
e bevuto un tè
di parole confuse
a pensarla adesso
distorta
sporca di quel silenzio
che macchia la gola
banalmente morta
di sangue e di storia
così blu come le scarpe
che indossa il tram vuoto
dietro la curva.

giovedì 7 gennaio 2016

Mi preme sapere


Non discuto le gocce di pioggia
che parlano a voce alta
né la filigrana dei sorrisi
contro la luce abbagliante dei sorpassi
c’è che al mercato
mostravano le nostre ferite
come le branchie dei pesci
sembravano vive
di questo mi importa
poi le hanno comprate?
Mi preme sapere
cosa pensa realmente
la mano che trema
e la lingua che conforta
e cosa
il piede di porco che spacca la porta
dove accostiamo l’orecchio
per sentire scopare
il nostro cervello col cuore
poi si sono fermati?
Mi domando
a metà strada di un foglio bianco
cosa si aspetta da me la penna
un’efferata cancellatura
o il ritratto di un disordine neuropatico
mi chiedo
quale sia il tuo film preferito
e come si trova la tua metà di carne
nella mia doppia fila di fumo
senza fiato
o forse chissà
come l’incastro
che fa il comodino col muro.