giovedì 18 febbraio 2016

La svista del lampione

Chissà come si è procurato 
quel livido scuro a forma di goccia
forse una lacrima d'insetto 
o la testata di un' attesa feroce

ha inciso sul petto
un nome di donna
l'ultimo sguardo di un amico smarrito 
e stretta sul collo una sciarpa di carta
cucita di stanze in affitto 

se ne sta lì a tastarsi il sorriso 
una giraffa di ferro 
che mastica foglie di vento 
e aspetta che il leone del tempo
sbrani la sua inutile notte

ma intanto sputa una minuscola luce
con la stessa espressione rappresa
di una bocca di uomo che mastica 
una mandorla amara

quella luce che arriva 
nelle tasche nascoste 
delle giacche pesanti 
dove mani ubriache 
dormono un sonno privo di sogni 
graffia i tendini molli
di strade senza numeri civici 

osserva a capo piegato 
capelli cappelli calvizie 
boccate di fumo 
e pisciate di cane
discorsi confusi 
promesse e catene di bici
piume di uccelli 
risate e parcheggiatori abusivi 

ma ora vorrebbe alzare lo testa 
e vedere un momento 
quello che tutti ai suoi piedi 
stanno a guardare 
due nuvole color ruggine 
spezzate dalla mano del temporale.

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