sabato 22 novembre 2014

Stomaco


Il meccanismo delle tue braccia
mi ha sempre affascinato
bacchette di pelle inconsistente
sul piatto vuoto dei miei occhi
e per quanto avvicini la mia bocca
c’è un pezzo di te che si disperde
che rotola sotto la sedia
tu finisci
e il mio stomaco guarda la finestra
potrei usare la mia forchetta preferita
potrei provare con le mani
con le impronte digitali
distillarti in gocce
e poggiarti sotto la lingua
ficcarti una cannuccia dentro al cuore
e soffiarci dentro per fare le bollicine
ma prima c’è bisogno di pulire
di sgrassare tutto lo schifo accumulato
sotto quest’anima di legno
tutte le frasi schizzate sopra muri
i respiri avariati sui battiscopa
gli aloni dei tuoi sguardi
che hanno visto la mia fame.

mercoledì 19 novembre 2014

Pecora nera

La mia pecora nera è nuda
in un prato di bicchieri rotti
di fili d’aria legati ai sogni
mette in scena la stupida attesa
di una goccia splendente
che possa accarezzarle le ossa
ha indossato la mia giacca grigia
per pudore e per non morire di freddo
mi ha detto
ti regalo i miei occhi
piccoli e neri come quello che mi esce dal culo
puoi farne quello che vuoi
legarteli al collo
o gettarli in faccia all’ inverno
si siede composta
facendo una smorfia al sipario
che non so più a trattenere.

martedì 18 novembre 2014

La casa



Non ho mai avuto una casa
se non questo cuore pieno di stanze
alcune affacciate all’ interno
altre masticate dalla strada
alle finestre non ci faccio più caso
saranno stati gli spifferi
con i loro denti sottili
ho una febbre perenne
e una tosse continua
che scuote queste pareti annerite
ma qui mi tocca abitare
in un cerchio di carne
che trema persino la notte
e il tempo qui fuori
è una donna perplessa
è la spia luminosa
di un auto in divieto di sosta
mangio con rabbia
proteine e frasi azzeccate
passo la cera per cercar di cadere
e sentire il fiato spezzarsi
scrivo sui muri
indirizzi sbagliati
e doverose precisazioni
ho messo all’ ingresso
una sedia e un bicchiere di vino
per chi sale milioni di scale
e una porta scorrevole
per tagliare la voce
a chi cerca di entrare.

lunedì 17 novembre 2014

Ritardi

Mi portano al largo
per poi buttarmi in un piscio di pensieri
ancora un po’ caldi
un poco vivi
li non si tocca
neanche con mano
mentre mi scompongo
qualcuno pensa al Natale
a come insegnare ai bambini
ad allacciarsi le scarpe
al tram fuori servizio al Verano
alla differenza tra resistere e restare
ma guarda quella luna bulimica
sputa avanzi di nuvole
come fossero unghie
e le onde hanno visi appuntiti
che mi spaccano le labbra
con quei rossetti da battaglia
quelle lingue collose
ma prometto di non urlare
di far passare avanti la fretta degli altri
in fila al supermercato
prometto brividi di freddo
e posacenere puliti
di non guardare in quel modo
le tette della tabaccaia
prometto di annegare con stile
come fanno i sassi
di non appoggiarti più
l’orecchio sul petto
per sentire il mio respiro di conchiglia
di lasciarti cercare il mio corpo
tra le mensole impolverate
e i cuscini di un divanoletto.


lunedì 10 novembre 2014

Lo specchio


Adesso sei vetro e catrame
sei la mia caviglia storta che bestemmia sottovoce
sei la sordina dei mesi che vibra ostinata
sei la luce di schiena che muove un poco la testa
sei la carta bruciata che vive dentro una mano
sei questo sole gregario che scarta le foglie del viale
sei la caramella alla menta caduta sul marciapiede
sei le stupide dita sterili e precise che seguono un filo
sei la voce straniera che ipnotizza la strada
sei il segnalibro sporco di vino
sei un viso di calcare sul lavandino
sei una bianca boccata di fumo
sei il divano dove ho nascosto minuti di gioia
sei un bambino che fa una domanda
sei un mare immenso pieno di pioggia
sei la distanza esatta tra qualcosa e qualcos’altro
sei lo specchio e la sua ragione
sei stato delle cose e agitazione
sei la sera ruffiana del giorno
sei l’ora d’aria di una galera
sei i non ricordo i pressappoco i buonasera
sei la mia faccia sigillata
che fa le smorfie dentro una maschera nera.

sabato 8 novembre 2014

L'immortalità delle meduse

Poi si pensa
a quando eravamo alti così
e ci stava stretta
persino l’ombra sopra il muro
a quando seduti sulle rose
non eravamo niente di più
e niente di meno
al sudore sulla fronte
un mosaico di pensieri
a cui mancava sempre un pezzo
al voltaggio incongruente
di certe anime disperse
al calore fuori luogo
padre dei sorrisi
ora penso
a come attraversare indenne
il dito puntato delle finestre accese
alla medicina rosso scuro
che bacia la mia lingua
all’immortalità delle meduse
al cielo color confetto
che si spacca in solitudine
al cambio di stagione
al pulsante che mi accende
ogni morso sulla pelle
alle canzoni cantate in strada sottovoce
al mio nome finito per sbaglio in lavatrice.

giovedì 6 novembre 2014

Aspettami


Aspettami
con la schiena dritta
senza pelle
sull’orlo disfatto della strada
all’angolo delle tue mani
bagnate come stracci
e stese nelle tasche
aspettami
senza parlarti in gola
nascondi le intenzioni
possono servire
guarda l’orologio che muore
e fissa l’istinto omicida delle nuvole
che gareggia col suono dei tuoi occhi
aspettami ancora un poco
inganna il tempo
con un altro tempo
con una musica sottile
io non sono certo di trovarmi
il solito anticipo pauroso
che non mi porta ad arrivare.

martedì 4 novembre 2014

A cosa serve


A cosa serve questo starnuto trattenuto
una mano d’aria che ferma qualcuno già andato via
e questo tempo perso a cercare qualcosa che avevamo messo lì
una penna col tratto giusto
un sapore fotografato
colorare il fondo degli occhi
e spacciarli per sottobicchieri macchiati di lacrime
a cosa serve barricarsi dentro i cappotti
guardarsi di sbieco nella vetrina di un bar
e vederci riflesso il rumore di un battito d’ali
nascondere le sante parole e quelle messe a seccare
l’odore di insonnia nelle crepe dei muri
a cosa mi serve tutta questa gente
immobile nel furore e parlante nei baratri di mani fredde
questo rendersi conto utile quanto un bacio scarico
siamo noi queste foglie indovine
infilzate nei denti della strada
noi i pezzi di giornali
le dimostrazioni d’affetto
i segnali di presenza
i giri a vuoto
tutti i non so che fare
noi i lampi e i tuoni
la polvere sugli schermi
si passa da un fotogramma all’altro
come piccole onde dentro un bicchiere
senza un sorriso degno di nota
che faccia fermare il motore del cuore.