domenica 28 febbraio 2016

Il ritorno



Roma dietro gli alberi
si era fatta trovare
perché stanca di correre 
di dover inseguire
aveva alzato la mano e tirato giù il cielo
per bisogno di sguardi
o in segno di resa
le foglie croccanti
nel piatto di strade momentaneamente pulite
non mettevano voglie
ma la fame e la sete
non guardano in faccia alle attese
e sorprese mischiate a parole
prepotenti " sto bene"
manciate di tappi di sughero
per costruire una strada morbida verso la notte
le fontanelle rotte
immobili sentinelle
sembravano bambini offesi
che lo guardavano passare
di ritorno dal viaggio
lento come un elastico sfatto
veniva dall' impresa di essere rimasto intatto
dopo l' esplosione degli affetti
dopo aver scoperto l' America
e coperta con un telo da spiaggia
dopo averla baciata nel sonno
e resa vedova di un ricordo
e la vita cominciò a prendere
la piega del mare
che rosicchia le orme dei giorni
fino a scoppiare
non dover salutare nessuno
va bene
camminare
tra il futuro che cresce spontaneo
e il sorriso che esce di bocca
con un pesce rosso al guinzaglio
e una busta piena di mazzi di chiavi
sembrava folle
sembrava quasi felice.

mercoledì 24 febbraio 2016

Ritardo


Aspettami
all 'angolo della fronte
tra l'ostinazione del sole
che si spacca la schiena
per permetterci un sorriso
fuori stagione
e il negozio di sogni
in liquidazione
potresti fare dei buoni affari
nell'attesa bere un caffè
in quel bar che assomiglia
alle mie mani quando
ti toccano
perdona il ritardo
non certo è da me
la verità è che
ho perso del tempo a cercarmi allo specchio
ma pensa che ho trovato una piccola ruga
che ieri non c 'era
e che ora ti vorrei regalare
sarebbe perfetta dentro il tuo sguardo
pensavo si troverebbe a suo agio tra le tue labbra
un po' come un ciondolo sul petto
che danza su ogni scalino
di un abbraccio.

martedì 23 febbraio 2016

Dettagli



Se si sente da solo
il tavolo vuoto
o l’orlo finito
senza più spilli
e il fracasso sbiadito
sulle tende del bar
se la gabbia spaccata
sente l’assenza del pappagallo volato
verso lo squarcio azzurro del muro

metti caso
il cartello stradale
quando non resta nessuno
da indirizzare
e la pubblicità sopra al vetro
ignara del tempo passato
non posso sapere
se soffre di solitudine
la buccia lucida di un pistacchio
o l’impronta di un dito sopra lo specchio
il segnalibro senza una storia
le corde di chitarra molli nella custodia
chissà le cose dimenticate
i pezzi di carta lasciati nei pantaloni
le tue mani sotto al cuscino
quando chiudo la porta
o lo sterno scoperto
senza il peso della coperta

certo
esistono cose aggrappate dentro i miei occhi
che rimangono al buio
quando inizio a sognare
le mie pupille distanti tra loro
almeno un binario di pelle
e incoscienti del proprio colore.

domenica 21 febbraio 2016

Il sistema nervoso del tramonto


La città di carta velina
riflette sulla propria sterilità
ha ginocchia bloccate
e i gomiti ad angolo retto
infilzati sul tavolo degli sguardi
qualcuno le ballera' sulla fronte
altri aspetteranno in un angolo e parleranno d'amore
seduti su sedie di plastica
ma decisa
afferra con forza
e ingoia l'avanzo
il liquido rosso
del giorno rimasto
poi la furia
che spacca il bicchiere del cielo
contro il muro di voci
dove le antenne appese
gridano come pesci essiccati
e da qui
mi perdo a contare i rami in fiamme
che si dipanano
simili ad un complesso sistema nervoso
il tramonto si spegne nel posacenere colmo
e gli impulsi che giungono flebili
agli occhi
impegnati con lentezza a sgranarsi in grani di polvere.

giovedì 18 febbraio 2016

La svista del lampione

Chissà come si è procurato 
quel livido scuro a forma di goccia
forse una lacrima d'insetto 
o la testata di un' attesa feroce

ha inciso sul petto
un nome di donna
l'ultimo sguardo di un amico smarrito 
e stretta sul collo una sciarpa di carta
cucita di stanze in affitto 

se ne sta lì a tastarsi il sorriso 
una giraffa di ferro 
che mastica foglie di vento 
e aspetta che il leone del tempo
sbrani la sua inutile notte

ma intanto sputa una minuscola luce
con la stessa espressione rappresa
di una bocca di uomo che mastica 
una mandorla amara

quella luce che arriva 
nelle tasche nascoste 
delle giacche pesanti 
dove mani ubriache 
dormono un sonno privo di sogni 
graffia i tendini molli
di strade senza numeri civici 

osserva a capo piegato 
capelli cappelli calvizie 
boccate di fumo 
e pisciate di cane
discorsi confusi 
promesse e catene di bici
piume di uccelli 
risate e parcheggiatori abusivi 

ma ora vorrebbe alzare lo testa 
e vedere un momento 
quello che tutti ai suoi piedi 
stanno a guardare 
due nuvole color ruggine 
spezzate dalla mano del temporale.

martedì 16 febbraio 2016

La riesumazione di un ricordo


Nella mia mente locale
arredata in modo elementare
impolverata e accatastata a magazzino
ma usata impropriamente
ad uso abitativo
c’è stato un guasto elettrico
di nefaste proporzioni
tra scintille e puzza di bruciato
la risposta alla domanda
è diventata cenere sul capo
forse il temporale
un calo di tensione
la messa a terra del cervello
o il filo scoperto di un’idea
io questo non lo so
è vero certo
l’impianto non è a norma
ed morto il salvavita
ma era in corso
la riesumazione di un ricordo
che adesso al buio
non ricordo
se riuscissi almeno ad accendere
una luce nella gola
una candela sulla lingua
potrei arrivare al quadro generale
e cercare un nuovo tentativo
e non guardare fisso
il vuoto di memoria
senza sapere cosa dire.


domenica 7 febbraio 2016

Il pesce



Amo.
Ricurvo 
spillo su pelle di stoffa
e la mia guancia
palmo di acqua
dove galleggia
la mollica del pane
resto a guardare
il piombo delle tue scure pupille
che sotto il livello del sangue sembrano
meduse infilazate dal sole
amo
lo vedi?
Ti ho morso
e non mi dimeno
mi arrendo al respiro
vinto in battaglia
lascio le squame
dentro alle scarpe
e cammino scalzo
sulla lenza delle tue gambe
e sulle labbra
un buco
come l'orma di un bacio.

giovedì 4 febbraio 2016

Spalle

Sono le tue spalle 
a leccarmi la mano
sorriso di cane
strappato al guinzaglio
spalle uguali
alla corrente che salta
in quell' attimo di fiato bloccato
e caviglie bagnate
dal nero acquoso del buio
mi guardo le tasche
anche quelle degli occhi
e trovo un fiammifero
e il dito candela
che perde la cera
e pareggia l' apnea
sul ronzare del frigo
sono le tue spalle
la ringhiera appuntita
dove stendo lo sguardo per vedere se piove
e se piove è lo stesso
l 'ombrello
la scapola
portico da camminare
una vertigine in punta di piede
dentro la ruga
della mia fronte.