sabato 27 aprile 2013

Questione di tempo



Mio fratello si è perso per strada
ma è l’unico che poi hanno ritrovato
muto come un ascensore bloccato
con una porta aperta
orgoglioso come una chiazza di sole
non mi ha mai insegnato niente
a parte distaccarmi
e scatenarmi come l’onda
la lingua è stata spesso un trampolino
dove le parole guardavano giù
e si ritiravano
per non morire nelle orecchie
di gente ricopiata con la carta carbone
un giorno con i capelli corti
e la faccia gonfia
si lavò le mani nelle mie giustificazioni
e fece finta di niente
mangiamo insieme
disse
ma restiamo seduti
come due posacenere colmi
qualcuno vedrai
ci porterà via
il sole di quel giorno
sparì pisciando dietro un caffè corretto
e sembrammo persino normali
in mezzo alla gente
che leccava gelati
o prendeva a calci in culo i figli
o alle coppie spossate
che avevano in comune solo due dita della mano
si
l’hanno ritrovato
tra un grappolo d’uva
e le bestemmie delle sirene
che rideva perfettamente
con la vita nel pugno
e il cuore imbandito di follia
io mi sto ancora cercando
senza impegnarmi troppo
magari per caso mi riconoscerò
in qualche vetrina
in un vagone che si allontana
in un' alzata di spalle
o in un albergo a due stelle
con la moquette consumata.

venerdì 26 aprile 2013

La notte



Per vomitare la notte
devi ingoiare talmente tanti sogni
e dolori e risate di ferro
che potresti trovarti da solo
a cercare spiegazioni nel fumo
degli orologi
o semplicemente nelle voci
che steccano con la memoria
ti viene incontro
e allarga le gambe
ti fa credere di essere l’unico uomo
capace di addomesticare
il pianto che non hai schizzato dagli occhi
noi ci caschiamo sempre
dentro la notte
ovunque siamo
in letti deformi
in auto asfissianti
dentro i bar
con la musica di candeggina
e le cameriere assonnate
e la pelle trasparente
nelle credenze della cucina
a cercare il sorriso
per le grandi occasioni
la schiena che sorregge il buio
è una cornice levigata
di insonnia e tumulti
fasi profonde
dove pescare una carta
o un pesce parlante
con cui confessarsi
la notte è un’eterna prossima volta
che ride e aspetta
pettinandosi i capelli.

lunedì 22 aprile 2013

Frequenza



Il silenzio bianco mi lecca la faccia
via le parole come pelle morta
cosa rimane?
Solo una finestra che sbatte come una risata
intrisa di denti di cristallo
il mio è un cuore qualunque
uno strumento strano quindi
con una custodia ammaccata
pieno di corde e di tasti
e un sassolino perso nella sua cassa armonica
che suona e accarezza
toglie e aggiunge
spacca il vetro degli occhi
lasciando segni e macchie
sullo spartito del viso
ma rumore non è musica
e la musica può essere rumore
improvvisare un dolore imprecisato
battere un diapason di fumo
sulla frequenza di un sorriso.

venerdì 19 aprile 2013

Comunicare



Il nostro bacio in lingua originale
si è spento cercando di farsi capire
è rimasto su un mozzicone di sigaretta
volato da una fessura di finestrino
chi ha rincorso le parole
si è ritrovato senza fiato
chi ha respirato a fondo
si è vestito di silenzio
comunicare
bere dalla bocca dei fiori
sparare colpi d’addio
da un treno in partenza
mescolare i colori
col grasso degli ascensori
parlare chiaro
con gli occhi scuri
dire il doppio di quello che si sente
e la metà di ciò che si pensa
poi basta un cenno
una strizzata d’occhio
una colata di lettere
spruzzi di parole
macchie di frasi
incroci
e fili di tempo sotto al cuscino
per avere la certezza
di aver raggiunto
il centro della percezione
ma si sa che la certezza
è in difetto con l’essere
è una tazza bucata
che galleggia in una vasca.

lunedì 15 aprile 2013

Il calzino sull'albero



Il tuo telefono è staccato. Non dovrò parlare.
Il sole si muove sui tacchi senza rumore.
Ma la tua ombra fissa il calzino sull’albero
che pare una lingua d’animale
rossa ed agitata.
Un alberello tutto piscio di cane
piegato come un vecchio
con due foglie avvelenate
e sangue scuro sotto la pelle
ma quel calzino
è quello che la città offre oggi a occhi scuri
che mietono sogni scaduti
è un salto sbagliato
è qualcuno che aspetta
è la virgola che ti invita a respirare
un ragazzino che grida –Guarda!-
una madre che risponde - Muoviti!-
e la tua ombra è rimasta lì
e chissà ancora dove
esposta all’insolazione dei pretesti
confusa tra voci scordate
e i capelli sporchi della strada
fino alla scomparsa nervosa e felina
alla lama di ghigliottina
un attimo che mi taglia gli occhi
e divento uno sguardo pesante
che osserva un sorriso appeso a un ramo
e cerca di rubarlo.

giovedì 11 aprile 2013

Fermo restando


Quando cambio l’acqua del cuore
possibilmente col sole addosso
non tanto per me
quanto per le cagionevoli emozioni
che potrebbero sentire il freddo delle assenze
quando pulisco il cervello
con una birra appuntita e uno spazzolino da denti
sto molto attento a soffiare sui ricordi
e sulle briciole rimaste incastrate
tra le lenzuola dei mal di testa
quando stiro per bene l’anima
prima da una parte e poi dall’altra
metto sempre un disco in sottofondo
ci passo sopra una mano da addomesticare
per confondermi le ombre lisce e luci raggrinzite
quando finisco i miei stupidi lavori
rimango fermo per un po’
quasi nuovo per molto meno
nella cesta delle cose sporche
i miei occhi aspettano.

lunedì 8 aprile 2013

Ascolta



Devi avere grandi occhi per capire il buio
pupille golose di riflessi
uno stomaco di porcellana
che sia bello da vedere
un amico con un chiodo fisso
su cui attacchi la giacca
e il suo posto vuoto nella foto da passaporto
devi avere farfalle ammaestrate
che riportino indietro il profumo di donne sparite
e che rivedi camminare per strada
con l’andatura di un foglio strappato
devi fermarti a guardarti le dita
fidarti della loro assoluta franchezza
camminare tra le cosce del cielo
e le nuvole elastiche
dritto nel sudore di pioggia
discreto con i barristi in vena di confessioni
impaziente con le vene delle parole
devi aspettarti il più grande rumore
che tu abbia mai ascoltato
quello del vuoto che si riempie
nell’attimo in cui non c’è rimasto niente
devi ricordare la carne e l’inchiostro
per poter aizzare l’amore contro i pensieri agguerriti
del furioso mondo che sempre sorride.