mercoledì 30 aprile 2014

Respirare



Ecco la città gonfia
con un filo di voce canticchia nevrotica
su una musica di antifurto
si spoglia e il suo culo bianco
rotola dentro gli occhi tenuti socchiusi
perché questa è una luce violenta
che prende a sassate i vetri e le porte
e ride durante il funerale di un gabbiano
mastica i saluti di noi uomini
mentre ci disperdiamo in mozziconi di sigarette
in tacchi infilzati in un cassonetto
nel menefreghismo di una pianta rampicante
entro in un bar e mi accorgo
che oggi ho dimenticato di respirare
succede spesso
di dimenticare
di respirare
di ritrovarsi in mezzo ad un’eclissi totale
e vedere in modo chiaro
fantasmi che giocano a carte
e distinguere una ad una
le gocce di pioggia dentro un bicchiere
capita di ficcarsi le mani
nelle tasche del cervello
a cercare gli spiccioli per pagare i conti
ho ripreso a respirare
e non successo più niente
o è successo tutto.

martedì 29 aprile 2014

Rotture


Le cartoline di Magritte
sono quasi tutte crollate
detriti di sogni
nel fondo della cornice
il Mi cantino della chitarra è saltato
come un dente affilato
che morde le vertebre di una canzone
lo zaino ha la bocca spaccata
le sue labbra così spalancate
piene di pioggia da fuga interrotta
la pagina 80 si è strappata
perché tra quelle righe immense
si parlava di vento
la punta della matita si è spezzata
mentre scrivevo con forza e furore
il passato remoto di amare
ed io mi sono rotto in piccole schegge
sbattendo la testa sullo specchio delle mie mani.

lunedì 28 aprile 2014

Il sangue dal naso


Lui si tocca con un polpastrello il sangue che cola dal naso
è la rappresaglia di qualche pensiero
che ha preso la medesima strada che fa il  respiro
le cose si spezzano
i capillari
le ossa delle apparenze
anche le nuvole
ma sembra che niente accada e cambi
ci sono i fazzoletti
le maschere
e il sole che cade nel bianco degli occhi
come un rosso d’uovo
lui si tocca la pelle morta che non vuole morire
gli aggettivi usati per foderare le frasi
che invece guardano fuori per essere convinzioni
in questo mare di metallo fuso
di scosse alle gambe
si tocca con la punta dei piedi
sbracciandosi
abbracciandosi
innamorati dell’equilibrio
che è solo una busta di plastica rigonfia d’aria
lui si odora la schiena gelata
mangia la propria ombra per cena
usa tre quarti di testa e un pezzo di cuore
per ricordarsi la strada da fare
e il sangue dal naso continua ad uscire
come la musica dalla radio del bar.

martedì 15 aprile 2014

Rifiuti


C’è un uomo che vive nell’intercapedine delle mie parole.
Fa una vita tutto sommato regolare, durante i miei silenzi, dorme.
Un lieve russare mi ricorda che c’è, ricorda il rumore deciso di una mandibola che mastica arachidi salate;  quando cambia posizione il suono per un attimo cessa, il deglutire copre ogni presenza.
Penso sia un uomo. Questo che vive nell’intercapedine delle mie parole, dico.
Ha le fattezze di un uomo, anche se non ci giurerei.
Ogni tanto lo vedo in piedi, di schiena, con una mano appoggiata su un fianco e l’altra invisibile, inghiottita dalle sue spalle.  
Poco fa era li, al solito, nella stessa posizione.
Sto pisciando sussurra.
Allora è un uomo.
Con la testa reclinata all’indietro mi dice che sta buttando fuori tutte le parole che avrei dovuto dire e non ho detto, i rifiuti.
Non servono a te e non servono a me. Ne avrai di nuove ma saranno sempre le stesse.
Diventeranno cose che non avranno più valore, certo, alcune le potrai riciclare, potrai far fesso qualcuno spacciandole per nuove, ma di certo non potrai fregare me.
Si è spostato di lato, come fanno le tende la domenica mattina per far passare la lentezza della festa,
ed è sparito.
Dopo la scintilla dell’accendino e la prima boccata di fumo non c’è stato più un rumore, tranne
quel costante suono di mandibola dedita a frantumare.

venerdì 11 aprile 2014

Soldatini


E’ incredibile quanto io assomigli ai sogni che faccio
e quanto sia uguale alle cose che dimentico
mi racconto qualcosa davanti al fuoco spento delle mani
che danno sollievo ad un prurito di sole
o carezzano una guancia  ferita da un sorriso esploso all’improvviso
ma sono dieci dita racimolate nel cassetto delle cose lasciate andare
sono armi scariche spedite alla guerra delle parole e dei gesti
e quando questi dieci soldatini di carne e di ossa
mi diranno cosa hanno stretto e cosa hanno dimenticato e cosa hanno soffocato
o in quale angolo hanno perso la testa
io li sbatterò sul muro sentendo un dolore privo di forza
li costringerò a mostrarmi le forme che hanno inventato
ma la mia rabbia si trasformerà in gelo
ci arrenderemo tutti immersi nell’acqua rossa di un bicchiere
cercando alibi e appigli per tenersi in piedi
almeno fino alla prossima lotta
in cui affonderemo in un corpo di carne tremante
sul pelo di un animale
in cui toccheremo i lineamenti della realtà
o in tutta quell’aria che ci viene incontro.

mercoledì 9 aprile 2014

Distrazione

I bambini piangono gli alberi sono rosa
e la tua faccia in negativo sporca la camicia del vento
che non dice niente
starnazza come la bandiera del mio respiro
viene strappata e non dice niente
è un partita patta tra sole e ombra
una noia spalmata sul campo
è un dito della primavera
quello usato per accusare
chi ha l’ultima scusa
prima dell’ultima sigaretta
un dito che spunta come una cresta di gallo
pronto a svegliare
gli starnuti dei progetti futuri
nascosti nelle borse ondulanti
tra i cellulari scarichi e i deodoranti
in mezzo alle ore dilatate
lunghe
come il caffè del barista distratto
che ti chiede te lo rifaccio?
Anche io mi distraggo
e mi distruggo
ma va bene così
la testa in bilico tra le spalle e i cartelli affittasi
guardo il mio cuore senza calzini
che si perde in un bicchiere d’acqua
e nessuno che mi sappia dire
chi attraversa chi
nell’immobile starsi a guardare.