Lui si tocca con un
polpastrello il sangue che cola dal naso
è la rappresaglia di qualche
pensiero
che ha preso la medesima
strada che fa il respiro
le cose si spezzano
i capillari
le ossa delle apparenze
anche le nuvole
ma sembra che niente accada
e cambi
ci sono i fazzoletti
le maschere
e il sole che cade nel
bianco degli occhi
come un rosso d’uovo
lui si tocca la pelle morta
che non vuole morire
gli aggettivi usati per
foderare le frasi
che invece guardano fuori
per essere convinzioni
in questo mare di metallo
fuso
di scosse alle gambe
si tocca con la punta dei
piedi
sbracciandosi
abbracciandosi
innamorati dell’equilibrio
che è solo una busta di
plastica rigonfia d’aria
lui si odora la schiena
gelata
mangia la propria ombra per
cena
usa tre quarti di testa e un
pezzo di cuore
per ricordarsi la strada da
fare
e il sangue dal naso
continua ad uscire
come la musica dalla radio
del bar.
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