sabato 17 maggio 2014

La bilancia




C’erano scogli di cartapesta che arginavano il vento il bottiglia
uomini e donne presero gli attimi e li misero sulla bilancia
da una parte un dente spaccato dall’altra due dita intrecciate
un martello sul fondo del mare e una foglia sul pelo dell’acqua
una bocca e una coda
un respiro profondo un polmone rotondo
da una parte lacrime scure dall’altra un bicchiere
poi un cuore gonfio e una catena di nervi
un sorriso e uno morso alla lingua
misero insieme mucchi di sabbia e palmi di acqua stagnante
chicchi di grano e sassi dentro le scarpe
sogni impazienti e realtà masticate
i piatti della bilancia ingoiavano momenti
come se fossero pozzi o buchi nel cielo
uomini e donne continuarono sgomitare
cercando l’armonia in un pezzo di disordine
offrirono ai piatti un treno e un muro di cemento
una voce e un profumo
un proposito e un fallimento
misero applausi e lampadine fulminate
pianti di madri e barche incagliate
il frastuono e lo scheletro di una conchiglia
bugie a fin di bene e verità andate a male
numeri dispari e numeri pari
corse sui fili e ombre ammaestrare
provarono a trovare il verso
la soluzione e la scusa
il senso il cardine e l’attesa
finché su i piatti arrivarono insieme la vita e la morte
col passo lento di chi non ha fretta.

giovedì 15 maggio 2014

Immagino



Immagino
oramai immagino continuamente
che mi spuntino due ali sulle mani
per farmi volare la faccia mentre caccio via il mal di testa
che la mia voce arrivi li in fondo
e riporti indietro risposte e schegge di legno
immagino di mettere un piede
in quel buco di notte
dove c’è la polvere degli occhi sgranati
e cadere in braccio al tuo braccio coperto di fumo
c’è un piano inclinato dove colano gli equilibri
sembrano pezzi di carta impregnati dal sudore di lettere
che sognano il fuoco di un dubbio
immagino costantemente
strade piene di terra sottile
battute da risa di donna che spazzano via i grumi di nuvole
immagino di avere tonnellate di fiato
di parole e di scatole da buttare
di passeggiare in silenzio
e voltarmi di scatto sentendo una voce che spacca il mio nome.

lunedì 5 maggio 2014

Che rabbia i riflessi che ci prendono in giro


Che faccia hai mentre ti lavi i denti
che faccia hanno i denti mentre decapitano un’unghia
che tipo di pianto arriva dalla finestra
che vuole la mosca che parla a voce bassa
che strada devo prendere per arrivare
che cosa devo fare una volta arrivato
che cazzo e che strazio
che azzurro stonato accasciato negli occhi
che cosa ti avevo detto
che cosa mi avevi accennato
che strano questo filo di ferro che ci tiene in piedi
che rabbia i riflessi che ci prendono in giro
che dice il tuo orologio invecchiato
che tempo ho sputato senza farmi vedere
che posso bere per darmi del tu
che pensi mentre ti graffi le braccia
che canti sotto la doccia
che futuro ha la tua ombra
che nascondi dietro la schiena
che ci fai con quelle nuvole in mano
senti che freddo e che pace in questo castello di sabbia
appoggiato sulla mia testa bagnata.

sabato 3 maggio 2014

Una virgola


Sapevo cos’era tutto quel freddo
sapevo che mi avresti preso la mano
e ci avresti chiuso dentro una bomba
la gente intorno piegava le gambe degli occhi
scivolava nei telefoni
loro sono esplosi
in una miriade di consonanti e sibili
risate e respiri silenziosi
sapevo che sarei rimasto vivo
a guardarmi le vene pulsanti dei polsi
col tuo cuore nella mano
che assomigliava da una mela scura
lasciata sopra il frigo per settimane
resteremo digiuni
ma non moriremo di fame
e parlavi con le mie scarpe
mentre il sole riprendeva a tremare
mi sono nascosto tra il seno silenzioso
dei palazzi vogliosi di attenzione
come uno stupido ciondolo
senza valore
ero fuori
e tu eri già una virgola
una macchia appuntita
e sono riapparsi tutti
perfettamente funzionanti
riprendevano la loro danza meccanica
di parole inutili.