sabato 3 maggio 2014

Una virgola


Sapevo cos’era tutto quel freddo
sapevo che mi avresti preso la mano
e ci avresti chiuso dentro una bomba
la gente intorno piegava le gambe degli occhi
scivolava nei telefoni
loro sono esplosi
in una miriade di consonanti e sibili
risate e respiri silenziosi
sapevo che sarei rimasto vivo
a guardarmi le vene pulsanti dei polsi
col tuo cuore nella mano
che assomigliava da una mela scura
lasciata sopra il frigo per settimane
resteremo digiuni
ma non moriremo di fame
e parlavi con le mie scarpe
mentre il sole riprendeva a tremare
mi sono nascosto tra il seno silenzioso
dei palazzi vogliosi di attenzione
come uno stupido ciondolo
senza valore
ero fuori
e tu eri già una virgola
una macchia appuntita
e sono riapparsi tutti
perfettamente funzionanti
riprendevano la loro danza meccanica
di parole inutili.

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