Sapevo cos’era tutto quel
freddo
sapevo che mi avresti preso
la mano
e ci avresti chiuso dentro
una bomba
la gente intorno piegava le
gambe degli occhi
scivolava nei telefoni
loro sono esplosi
in una miriade di consonanti
e sibili
risate e respiri silenziosi
sapevo che sarei rimasto
vivo
a guardarmi le vene pulsanti
dei polsi
col tuo cuore nella mano
che assomigliava da una mela
scura
lasciata sopra il frigo per
settimane
resteremo digiuni
ma non moriremo di fame
e parlavi con le mie scarpe
mentre il sole riprendeva a
tremare
mi sono nascosto tra il seno
silenzioso
dei palazzi vogliosi di
attenzione
come uno stupido ciondolo
senza valore
ero fuori
e tu eri già una virgola
una macchia appuntita
e sono riapparsi tutti
perfettamente funzionanti
riprendevano la loro danza
meccanica
di parole inutili.
Nessun commento:
Posta un commento