Ecco la città gonfia
con un filo di voce canticchia
nevrotica
su una musica di antifurto
si spoglia e il suo culo
bianco
rotola dentro gli occhi
tenuti socchiusi
perché questa è una luce
violenta
che prende a sassate i vetri
e le porte
e ride durante il funerale
di un gabbiano
mastica i saluti di noi
uomini
mentre ci disperdiamo in
mozziconi di sigarette
in tacchi infilzati in un
cassonetto
nel menefreghismo di una
pianta rampicante
entro in un bar e mi accorgo
che oggi ho dimenticato di
respirare
succede spesso
di dimenticare
di respirare
di ritrovarsi in mezzo ad
un’eclissi totale
e vedere in modo chiaro
fantasmi che giocano a carte
e distinguere una ad una
le gocce di pioggia dentro
un bicchiere
capita di ficcarsi le mani
nelle tasche del cervello
a cercare gli spiccioli per
pagare i conti
ho ripreso a respirare
e non successo più niente
o è successo tutto.
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