venerdì 28 giugno 2013

Il volo


Ma guardami, le vertebre in disordine  
in questo pomeriggio di vento eccitato e starnuti di case in ristrutturazione.
La birra che scende nel meridione del mio corpo sfumato
un treno lento, gelato e lucente.
Resto li, a guardare la donna che stende i panni.
Piccolissima, sul materasso dello spazio disfatto.
I suoi gesti sono da penna sottile
che scrive una storia priva di splendore
un sussulto d’inchiostro bianco
come se avesse svelato un errore fatale
e uno straccio le cade di mano
ed io sorrido perché vorrei che il mio vestito di uomo
così stretto nel pugno
provasse la dolcezza di quel volo,
accartocciato su se stesso
definitivo e vibrante
e i miei strati più scuri spaccarsi in sabbia,
disperdersi e levigare l’aria pesante
che non si fa ingoiare.
Lei guarda giù
e sembra ancora più piccola,
una moneta nel fondo di una borsa.
L’acqua disegna due occhi chiusi sullo straccio bianco,
la pioggia cancella e scrive
qualcosa che riesco a decifrare,
mentre lo sguardo di lei scivola via
tra le carcasse delle cose perdute

e le piume di uccelli indifferenti.

martedì 18 giugno 2013

Un sorriso elettrico


L’alba inferocita
strappò le branchie ai respiri della notte.
Il manifesto di una morte lenta
si coprì distrattamente con una patina di sole,
come fa un uomo incosciente nel quadrato del sonno.
C’era aria informe,
di appuntamenti caricati a molla
e rispediti indietro.
Aria di nessuno,
che si aggirava in cerca di narici,
di occhi,
di sbuffate di fumo,
sfiorava le bottiglie rovesciate
solitarie bocche fredde con un dente d’acqua e labbra socchiuse.
L’aria si chinò per raccogliere quella moneta
che pagasse un altro giorno di libertà,
un sorriso elettrico
un battere di mani;
un aereo a diecimila metri
passò senza guardare.
Durò il tempo di un sogno che svolta dietro l’angolo,
l’attimo in cui la coscienza è una farfalla che cammina,
e tutto prese a respirare

come se non sapesse fare altro.