martedì 18 giugno 2013

Un sorriso elettrico


L’alba inferocita
strappò le branchie ai respiri della notte.
Il manifesto di una morte lenta
si coprì distrattamente con una patina di sole,
come fa un uomo incosciente nel quadrato del sonno.
C’era aria informe,
di appuntamenti caricati a molla
e rispediti indietro.
Aria di nessuno,
che si aggirava in cerca di narici,
di occhi,
di sbuffate di fumo,
sfiorava le bottiglie rovesciate
solitarie bocche fredde con un dente d’acqua e labbra socchiuse.
L’aria si chinò per raccogliere quella moneta
che pagasse un altro giorno di libertà,
un sorriso elettrico
un battere di mani;
un aereo a diecimila metri
passò senza guardare.
Durò il tempo di un sogno che svolta dietro l’angolo,
l’attimo in cui la coscienza è una farfalla che cammina,
e tutto prese a respirare

come se non sapesse fare altro.

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