L’alba inferocita
strappò le branchie ai
respiri della notte.
Il manifesto di una morte
lenta
si coprì distrattamente con
una patina di sole,
come fa un uomo incosciente
nel quadrato del sonno.
C’era aria informe,
di appuntamenti caricati a
molla
e rispediti indietro.
Aria di nessuno,
che si aggirava in cerca di
narici,
di occhi,
di sbuffate di fumo,
sfiorava le bottiglie
rovesciate
solitarie bocche fredde con
un dente d’acqua e labbra socchiuse.
L’aria si chinò per raccogliere
quella moneta
che pagasse un altro giorno
di libertà,
un sorriso elettrico
un battere di mani;
un aereo a diecimila metri
passò senza guardare.
Durò il tempo di un sogno
che svolta dietro l’angolo,
l’attimo in cui la coscienza
è una farfalla che cammina,
e tutto prese a respirare
come se non sapesse fare
altro.
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