I palazzi a strapiombo sulla
città.
Una strana scogliera battuta
dai miei passi leggeri e dal vento bollente, sembrava essere sott’acqua.
Guardavo in alto ed avevo
gli occhi umidi di sudore.
Ho aperto la finestra, la
prima cosa da fare. La prima cosa che ho fatto. Una finestra dalle ossa rotte, fragile
e preziosa come può essere quella carta che protegge l’inutilità. Davanti ai
miei occhi un albero gigantesco, una coperta di foglie con dentro un corpo vivo
che respirava piano. Era la penombra dell’attesa. Un’auto passò molti metri più
in basso, come uno scarafaggio rosso sparì sotto il battiscopa della strada e
per un attimo ho immaginato una grande scopa seguirlo per scacciarlo via.
Guardavo la via
dimenticandomi di lei. Da qualche parte si udì un colpo di tosse.
Voltai le spalle alla finestra diventando una foglia
dell’albero, o un suo insetto, lei era
in mezzo alla stanza che si guardava intorno mordendosi il labbro, si avvicinò
mettendomi una mano sulla spalla.
“ E’ Modigliani quello nel corridoio?”
lo disse mentre il suo dito seguiva il bordo del vetro fino ad arrivare ad una
piccola crepatura nell’angolo destro. Non era una domanda, era un modo per sciogliermi
le mani, per graffiarmi la parte nuova del cuore.
Tutte le mie cose erano in
terra, in attesa di nascondersi di nuovo dentro il buio di un armadio o di un
cassetto, pronte a prendere altra polvere, ad essere appese, dimenticate.
Accesi la prima sigaretta di
questa stanza e mi accorsi che il fumo era fermo in aria, presente e reale, quello
che verrà poi non sarà più lo stesso.
Lei si era sfilata le scarpe
e seduta sul letto muoveva le gambe come se fossero immerse nell’acqua.
Era un letto
piccolissimo,successivamente mi fu difficile dormire, i sogni sfuggivano, ne
ricordavo sempre piccoli frammenti, fare
l’amore era legarsi nello spazio di un respiro.
Ho passato alcuni anni in
quella stanza. Lì ho capito il linguaggio del gelo e del fuoco, ho visto la
musica attaccarsi alle pareti e non voler più scendere, lì mi sono spezzato le
mani per scrivermi addosso, ho strisciato sul pavimento e vomitato in un
secchio, ho riso così tanto da piangere, ed ho pianto così tanto da essere come
sono, ho chiuso l’alba fuori dalla porta, ho vissuto addii dopo notti troppo
brevi.
Alcuni anni ed ho rimesso le
mie cose in terra, altro buio nei cartoni, l’ultima sigaretta sorella della
prima, i passi nel corridoio. “ Si, è Modigliani.” Ma non era una risposta.