I bambini piangono gli
alberi sono rosa
e la tua faccia in negativo sporca
la camicia del vento
che non dice niente
starnazza come la bandiera
del mio respiro
viene strappata e non dice
niente
è un partita patta tra sole
e ombra
una noia spalmata sul campo
è un dito della primavera
quello usato per accusare
chi ha l’ultima scusa
prima dell’ultima sigaretta
un dito che spunta come una
cresta di gallo
pronto a svegliare
gli starnuti dei progetti
futuri
nascosti nelle borse ondulanti
tra i cellulari scarichi e i
deodoranti
in mezzo alle ore dilatate
lunghe
come il caffè del barista
distratto
che ti chiede te lo
rifaccio?
Anche io mi distraggo
e mi distruggo
ma va bene così
la testa in bilico tra le
spalle e i cartelli affittasi
guardo il mio cuore senza
calzini
che si perde in un bicchiere
d’acqua
e nessuno che mi sappia dire
chi attraversa chi
nell’immobile starsi a
guardare.
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