Il tuo telefono è staccato.
Non dovrò parlare.
Il sole si muove sui tacchi
senza rumore.
Ma la tua ombra fissa il
calzino sull’albero
che pare una lingua
d’animale
rossa ed agitata.
Un alberello tutto piscio di
cane
piegato come un vecchio
con due foglie avvelenate
e sangue scuro sotto la
pelle
ma quel calzino
è quello che la città offre
oggi a occhi scuri
che mietono sogni scaduti
è un salto sbagliato
è qualcuno che aspetta
è la virgola che ti invita a
respirare
un ragazzino che grida
–Guarda!-
una madre che risponde -
Muoviti!-
e la tua ombra è rimasta lì
e chissà ancora dove
esposta all’insolazione dei
pretesti
confusa tra voci scordate
e i capelli sporchi della
strada
fino alla scomparsa nervosa
e felina
alla lama di ghigliottina
un attimo che mi taglia gli
occhi
e divento uno sguardo
pesante
che osserva un sorriso
appeso a un ramo
e cerca di rubarlo.
Nessun commento:
Posta un commento