lunedì 15 aprile 2013

Il calzino sull'albero



Il tuo telefono è staccato. Non dovrò parlare.
Il sole si muove sui tacchi senza rumore.
Ma la tua ombra fissa il calzino sull’albero
che pare una lingua d’animale
rossa ed agitata.
Un alberello tutto piscio di cane
piegato come un vecchio
con due foglie avvelenate
e sangue scuro sotto la pelle
ma quel calzino
è quello che la città offre oggi a occhi scuri
che mietono sogni scaduti
è un salto sbagliato
è qualcuno che aspetta
è la virgola che ti invita a respirare
un ragazzino che grida –Guarda!-
una madre che risponde - Muoviti!-
e la tua ombra è rimasta lì
e chissà ancora dove
esposta all’insolazione dei pretesti
confusa tra voci scordate
e i capelli sporchi della strada
fino alla scomparsa nervosa e felina
alla lama di ghigliottina
un attimo che mi taglia gli occhi
e divento uno sguardo pesante
che osserva un sorriso appeso a un ramo
e cerca di rubarlo.

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