Adesso sei vetro e catrame
sei la mia caviglia storta che bestemmia sottovoce
sei la sordina dei mesi che vibra ostinata
sei la luce di schiena che muove un poco la testa
sei la carta bruciata che vive dentro una mano
sei questo sole gregario che scarta le foglie del viale
sei la caramella alla menta caduta sul marciapiede
sei le stupide dita sterili e precise che seguono un filo
sei la voce straniera che ipnotizza la strada
sei il segnalibro sporco di vino
sei un viso di calcare sul lavandino
sei una bianca boccata di fumo
sei il divano dove ho nascosto minuti di gioia
sei un bambino che fa una domanda
sei un mare immenso pieno di pioggia
sei la distanza esatta tra qualcosa e qualcos’altro
sei lo specchio e la sua ragione
sei stato delle cose e agitazione
sei la sera ruffiana del giorno
sei l’ora d’aria di una galera
sei i non ricordo i pressappoco i buonasera
sei la mia faccia sigillata
che fa le smorfie dentro una maschera nera.
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