A cosa serve questo starnuto trattenuto
una mano d’aria che ferma qualcuno già andato via
e questo tempo perso a cercare qualcosa che avevamo messo lì
una penna col tratto giusto
un sapore fotografato
colorare il fondo degli occhi
e spacciarli per sottobicchieri macchiati di lacrime
a cosa serve barricarsi dentro i cappotti
guardarsi di sbieco nella vetrina di un bar
e vederci riflesso il rumore di un battito d’ali
nascondere le sante parole e quelle messe a seccare
l’odore di insonnia nelle crepe dei muri
a cosa mi serve tutta questa gente
immobile nel furore e parlante nei baratri di mani fredde
questo rendersi conto utile quanto un bacio scarico
siamo noi queste foglie indovine
infilzate nei denti della strada
noi i pezzi di giornali
le dimostrazioni d’affetto
i segnali di presenza
i giri a vuoto
tutti i non so che fare
noi i lampi e i tuoni
la polvere sugli schermi
si passa da un fotogramma all’altro
come piccole onde dentro un bicchiere
senza un sorriso degno di nota
che faccia fermare il motore del cuore.
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