Poi si pensa
a quando eravamo alti così
e ci stava stretta
persino l’ombra sopra il muro
a quando seduti sulle rose
non eravamo niente di più
e niente di meno
al sudore sulla fronte
un mosaico di pensieri
a cui mancava sempre un pezzo
al voltaggio incongruente
di certe anime disperse
al calore fuori luogo
padre dei sorrisi
ora penso
a come attraversare indenne
il dito puntato delle finestre accese
alla medicina rosso scuro
che bacia la mia lingua
all’immortalità delle meduse
al cielo color confetto
che si spacca in solitudine
al cambio di stagione
al pulsante che mi accende
ogni morso sulla pelle
alle canzoni cantate in strada sottovoce
al mio nome finito per sbaglio in lavatrice.
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