Prendere la carta e la penna
una lamina di tempo
per squarciare le vene delle
desolazioni
e delle apnee
sento la gola andare via
i suoi passi verso silenzi
gonfi come le labbra di
certe donne
che cavalcano un punto
interrogativo
mi lecco il cervello
prima che si sciolga
certi pensieri
sono finiti per terra
ma chi se ne frega
passerà il vento su una
carriola
e porterà via tutto
via l’ingorgo negli occhi
la segatura della felicità
i tappi di birra
la noia
la stupida prospettiva
delle cose perse
sento l’uomo che sale
ansimando
sempre alla stessa ora
il fiato grosso
morirà sulle scale
senza fiato
sento il buco allo stomaco
ma non è fame
è solo la nicchia per la
paura
e la carta e la penna
danzano al limite
dell’amplesso
roba da stronzi
sono le armi per distruggere
quest’esercito
che ha già perso la guerra
e fa la voce grossa
con la mia resistenza
aspetto
e osservo
la meridiana
che segna un tempo
che ho già scordato.
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