Cammino su questo pezzo di spago, no, sono fermo,
sono paziente , mi lecco la coda di volpe, trattengo lo starnuto e il pianto spremuto,
si dice in giro e sempre con voce bassa, che la gente spaventa
per questo gli hanno attaccato un ombra da ingiuriare,
un secondo corpo da spiare,
e da qui li vedo bene questi corpi, rifugiati in cantilene asfissianti,
col bavero delle vocali alzato, difendere,
con parsimonia concedere dolcezza, un bene frequente e invisibile
che mangerei senza pane a bocca spalancata;
un piede da impregnare nell’aria, un solletico alla memoria,
ma una piccola distanza è infranta, senza rumore,
giro su me stesso come una trottola alticcia, per ogni sbandata un nome,
il fosforo in attesa alla stazione delle idee, tutto è uno spiraglio,
sulla schiena di una curva lasciarci un ‘impronta di sorriso,
che parlerà per te, meglio di te.
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