L’oscenità dei “tutto bene”
fiori secchi dentro le
bocche
per omaggiare il riflesso con
un miraggio
mi basta un bicchiere di
primavera dell’anno scorso
per essere adeguato
per celare i lividi sulla
lingua
e pensare al titolo di
quella canzone che ho sentito alla radio
ho visto le mie scarpe in
stato confusionale
all’imbocco di piazze dove
c’erano tutti
e non c’era nessuno
ed esseri umani in salita verso
il regno dei ciechi
ho visto una tua foto
camminare con la testa bassa
dentro stanze senza scampo
e stirare le pieghe del muro
dove si insidiano vaghi bisbigli
mettere in piano la mia voce
inclinata e dire Ecco fatto
ma poi il pensiero che
questo è il giorno
in cui capita che mi
dimentichi di respirare
ha sfondato il vetro del mio
bicchiere
sono un sasso che ferma le
carte che potrebbero cadere.
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