venerdì 28 febbraio 2014

Il tavolino


Il primo aveva freddo da tempo
da quando a quattordici anni e mezzo
si sbucciò gli occhi guardando la luna
da allora la sua faccia suscitava  prurito
tra quelli che non hanno mai niente da dire.
Il secondo era figlio di un attaccapanni
viveva di schiena ed in punta di piedi
cercava di toccare qualunque soffitto
in un frigobar conservava le parole
per il giorno in cui avesse un viso a qui dirle.
La terza era una donna alta e invisibile
innamorata degli ombrelli dimenticati
nei giorni di pioggia cambiava colore ai capelli
e camminava per ore nel suo cervello
schiacciando le rose dei suoi spasimanti.
Il quarto aveva le tasche gonfie di sabbia
costruiva con rabbia farfalle di cemento
e le gettava nel fiume con uno schiocco di dita
fumava deciso le intenzioni di volo
spogliando ingordo i sogni davanti agli occhiali.
Si ritrovarono con un tavolino davanti
un legno perfetto da addomesticare
ognuno con una pasticca di silenzio da ingoiare
e un bicchiere di marasma per confessare
di essere solo guerra e solo armonia.

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