lunedì 4 novembre 2013

Di che morte morire

Alla fermata dell’autobus
dove il buio si muove ciondolante
petali di occhi soffiati via
il vivo e non vivo
da sempre un pareggio insulso
e le cicche di sigaretta
sono il corallo della strada
ci gravitano sospiri e gas danzanti
buste squarciate e mani dietro le luci
le bucce di banane
hanno lingue marce
mentre sussurrano indiscrezioni sul traffico
e stenti di vecchi baci affissi sui muri
i volti dentro i grandi vetri
sono mostruosi
il mio ancor di più
si espande come una macchia
sulle auto che avanzano
sono tutte scarafaggi con gli occhi gialli
sanno benissimo
che sutureranno la notte
e graffieranno la schiena
della tangenziale
dicendo l’amore colpisce
i più deboli
ed uccide i più forti.
Potrei essere immerso
in un enorme televisore
le ragazze col cellulare in mano
staranno cambiando canale
ma non c’è niente di meglio
non c’è niente da fare
il puntino rosso del semaforo
lo stesso dello schermo nero
velato di polvere
che schiaffeggia i miei risvegli
l’occhio verde di Polifemo
insegue la pubblicità
di un centro commerciale
e nessuno
presta soccorso al cielo
che sta per cadere
raccolgo  l’ennesimo sguardo delle foglie cadute
intaseranno i tombini
e i cuori vuoti
ci saranno pozze di pioggia e di lacrime
navigabili a vista da uomini e sogni
bestemmie e sbadigli
stanchezza da raccontare
ci sarà un appuntamento mancato
e una cena da riscaldare
un ragazzo in bicicletta
che va senza mani
una carezza che urla
nella tasca dei pantaloni
ma ora il buio
è una donna che fuma
è la gentilezza di un colpo di tosse
che accarezza il silenzio
come un cane legato al palo.

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