Chissà quanto hai impiegato
a digerire le mie mani
salate di gesti sbagliati e
gonfie di intenzioni rapprese
guarda questi fili che mi
tengono dritto
corrono e si intrecciano tra
le gambe della gente
e le loro parole tristi come
gli scacchi mangiati
il freddo alla schiena è un
ballerino che beve la nebbia
fa il suo spettacolo e
sparisce leggero
mi lascia orme astute da
spiegare
profumi di donne che non
riconosco
chissà cosa pensa la pelle
morta
uccisa da una carezza
o le unghie spezzate
dall’ennesimo
tentativo di sopravvivenza
e lo specchio lasciato li
fermo
quando vede soltanto il sole
sul muro e bossoli di polvere
ci sono momenti in cui metto
l’orecchio nella valigia
e sento gli angoli del
silenzio sbattere intorno
che non ritorno nonostante
mi aspetti
istanti appiccicosi che mi
remano contro
in un abbraccio del tempo
perso
che nella foga grida e mi
infila un dito nell’occhio.
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