Penso che vomiterò l’anima
ammalata
nella tromba delle scale
le finestre in piedi il
cielo in ginocchio
butterò un occhio alle sale
dove si danza
dove si produce distanza
penso che mi tramuterò in
forbice
per tagliare le voci
che soffocano le mie guance
leggerò tra i cardini delle
porte
il futuro rappreso tra il grasso
e la polvere
un pensiero
un sentito dire
quattro occhi che fissano il
soffitto giallo di fumo
la mia gola conosce la sete
come un pesce sa che nella
rete si muore
parole nel secchio
granchi che teniamo in mano
finiranno per camminare nei
nostri discorsi
indicando il vicolo cieco
dove cercare un buco per
guardare lontano
ma ora offro la schiena
alla tua voce autunnale
che mi insinua un dubbio di
pioggia
una certezza sporca di cenere
ascoltare i miei battiti
i succhi gastrici
le detonazioni
il tic tac dei miracoli
il ringhiare dei cani
la preghiera muta della
paura
la scatola piena
e la scatola vuota
ascoltare
come l’unica cosa da fare.
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