Il punto A non muove più una gamba. Dice che è la
stanchezza, l’umidità. Una serie di condizioni sfavorevoli lo hanno portato a
sedersi sul divano in maniera disordinata, con la gamba offesa rivolta verso la
finestra aperta, come un carcerato che fissa solo le sbarre e non lo spazio di
cielo che sta nel mezzo. Tra poco mi passa dice al punto B, che intanto
passeggia avanti e indietro tra il tavolo e il muro. In effetti, sei sigarette
e mezzo dopo, il punto A si alza e chiude la finestra.
Volevo farlo io, dice il punto B, ma stavo pensando ad
altro, mi è passato di mente. Hai fatto bene.
La gamba non mi fa più male, sussurra il punto A. Sai, ho contato i passi che hai fatto. 11980.
Sono chilometri eppure siamo entrambi qui, fermi. Io sono
stato immobile, tu hai camminato ed eccoci qui. Fosse stato il contrario non
sarebbe cambiato niente, saremmo sempre stati qui.
Dove vuoi arrivare, dice il punto B.
Da nessuna parte, fa il punto A.
Il silenzio sale le scale, arriva sul pianerottolo ed entra
dalla porta. Si mette tra il punto A e il punto B che intanto si sono sdraiati
sul piano del letto, l’uno di fianco all’altro, e comincia a parlare
per mezzo del respiro, dello schiarire di gola, dei gesti
involontari.
Il punto A si alza sui gomiti e si sente il rumore di una
rottura, forse la scapola destra o una molla del letto, non si sa, poi un colpo
di tosse, poi un altro e un altro ancora. Il silenzio si è addormentato e
scivola sul pavimento, dentro una scarpa rovesciata, nelle fessure della
tapparella.
Oggi leggevo che il punto è ciò che non ha parti, non ha
dimensione. La cosa fondamentale è la posizione. Vedi punto B, il nostro
problema è proprio la posizione. Non è
che possiamo cambiarla.
Cosa saremo altrimenti? Buttati in un’altra posizione?
Non lo so, dice il punto B. Ma credo che il problema vero
sia quel pezzo di vita tra te e me.
Ora siamo qui e parliamo, ci stringiamo le mani ma siamo
solo un segmento di tempo e quello si sa non conta niente o forse è
fondamentale.
Ci si stanca a corre su questa retta, sibila il punto A.
Ma anche a starci fermi.
Anche a tracciarla col pensiero.
E pensare che io vorrei quello che vuoi tu, dice uno dei
due.
Eppure non siamo stanchi.
No, siamo solo distanti.
Una mosca si aggrappa all’orologio sul muro che in effetti
non ha lancette, segna un tempo a caso come quello che sta dentro una mano. Si
alza in volo e comincia a girare in tondo e si lancia dalla finestra al
lampadario e viceversa, il suo ronzio furioso accarezza la guancia del silenzio
che lentamente si sveglia fissando la faccia spenta del televisore.
Nessun commento:
Posta un commento